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Conte, analisi della sua comunicazione: nasce il POPULISMO ISTITUZIONALE

Politica

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Conte, il premier del cambiamento. Vi spiego la sua comunicazione vincente: il populismo rassicurante
A Cont(e) fatti. Forse è troppo poco per giudicare la sua premiership, forse sono pochi i mesi e i numeri del governo gialloverde per stilare un bilancio vero.

Molti sono i temi oggetto di discussione interna all’esecutivo (le note fibrillazioni tra Lega e 5Stelle), molti i temi di scontro con le opposizioni (Decreto-Dignità, flat tax, reddito di cittadinanza, Tav, vaccini, migranti, porti chiusi, Europa, Trump, sicurezza); e molti gli annunci di Salvini e Di Maio, cui dovranno seguire necessariamente i fatti. Ma una cosa è certa: la luna di miele col Paese non è finita; secondo i sondaggi, ben oltre il 60% condivide l’operato di Palazzo Chigi, e Pd e Fi sembrano fuori asse e deboli: oscillano tra ambiguità e livore ideologico.

Gli azzurri sono in grande difficoltà, non riescono più a salvare capra e cavoli; la capra, ossia, ciò che resta del centro-destra, ormai vivo solo nei governi regionali, e i cavoli, quelli di Silvio Berlusconi, eterno tappo e viatico dello schieramento. E si vede con i comportamenti parlamentari: dicono no al Decreto-Dignità e sì a Salvini sui migranti. I dem, invece, tentano disperatamente di replicare l’antifascismo, che un tempo ha funzionato contro Berlusconi, in razzismo e antisemitismo, prendendo colossali topiche, quando ad esempio, la cronaca smentisce le loro campagne mediatiche (si pensi al caso Daisy).

Al momento l’opposizione al governo viene da fonti e realtà extraparlamentari o istituzionali: l’Istat, l’Inps con le sue ricette sui migranti e i disoccupati del Decreto Dignità, il capo dello Stato e papa Francesco, con i loro continui richiami a valori e metodi politici, su temi come Europa e immigrazione, diametralmente opposti alle decisioni e frasi soprattutto di Salvini.

Un dato però emerge sicuro. Anche la leadership di Giuseppe Conte sta crescendo. Dato per burattino nelle mani dei due Dioscuri; dato per semplice notaio di Palazzo Chigi, senza personalità, potere e legittimazione popolare, costretto a subire i diktat dei due soggetti contrattuali; invece gradualmente, sta uscendo allo scoperto.
Da giorni stampa, tv e osservatori non parlano più soltanto del suo stile elegante e troppo affettato. Sono sparite le note critiche sul suo curriculum. Da giorni, al contrario, spicca la sua personalità, la sua capacità di mediare tra Lega e 5Stelle, con una sua linea personale che non sempre è la mera sintesi tra Salvini e Di Maio.

Insomma, sta emergendo lentamente l’oggettività e l’indipendenza della sua leadership. Un arbitro positivo che non ha bisogno di gridare e sgomitare per esistere. Simbolo fisico di una forza gentile, sobria e tranquilla. Che mette al centro la competenza e non lascia spazio alla demagogia. Non smentisce il dna del governo, ma lo fa a modo suo. La sua comunicazione è asciutta, usa poche parole. Quasi un populismo istituzionale.
Nella sostanza, infatti, ha sempre confermato la natura populista del governo (“il populismo è quella forza che ascolta e fa gli interessi del popolo”, è stato il suo esordio in Parlamento), ma nell’articolazione amministrativa del mandato, ogni suo intervento è all’insegna del dialogo e della democrazia delegata, rappresentativa che riconosce la dignità e centralità del Parlamento.

Le cose per lui sono cambiate quando ha ottenuto dall’Europa un diverso trattamento sull’equa distribuzione equa dei migranti, giocando di sponda proprio con Salvini. Il ministro degli interni ha tuonato, bloccato i porti, Conte ha mediato da posizione di forza. La stessa Ue e la Merkel, è indubitabile, hanno riconosciuto all’Italia un altro peso e ruolo. Segno che ogni tanto la voce grossa serve per costruire, non per demolire: il contrario di ciò che hanno fatto i governi di centro-sinistra, appiattiti su tutto, consenzienti e perdenti.

E poi, l’incontro con Trump sulla regia mediterranea per Conte e il governo, è stato un successo pratico e diplomatico.

Per non parlare della conferenza di ieri con i giornalisti parlamentari. Conte ha dato la sua versione su ogni argomento caldo, offrendo un “altro punto di vista” rispetto al politicamente e culturalmente corretto: non offrendo sponde alla demagogia di sinistra, ma risultando inattaccabile sugli accenti spesso eccessivi di Salvini e Di Maio. Sulle riforme fiscali e reddito di cittadinanza ha detto che “non saremo scriteriati, ma realisti”. Una semplificazione che dice tutto e trova un punto di equilibrio tra gli annunci mediatici e la realtà. “La prossima manovra sarà seria, rigorosa e coraggiosa”: molto più di una filosofia governativa, di una scelta concreta, che armonizza novità – flat tax, reddito di cittadinanza – con i conti pubblici, il problema del debito e le regole della Ue. Il clima del governo? “Trovo sempre persone ragionevoli, con un approccio pragmatico”: questa è l’altra faccia di Lega e 5Stelle, al di là dei protagonismi in tv e sulla rete e della comunicazione politica, rivolta ai rispettivi target elettorali. Sui vaccini è stato chiaro: “Mio figlio l’ho personalmente accompagnato, questa è linea del governo, anche se tra i ministri ci sono sensibilità diverse”. Fibrillazioni ridotte a sensibilità: furbizia, stile, verità?

Sta di fatto che l’uomo piace; piace agli italiani e comincia a piacere pure ai giornalisti. Un nuovo sovranismo elegante e rassicurante, che non ha bisogno di alzare i toni, ma chiaro sui contenuti. Alla domanda sugli effetti dell’intesa con Trump, ha risposto sicuro: “Le intese con Trump non sono contro l’Europa, a meno che non ci siano pretese egemoniche di qualche paese. E sui migranti siamo orgogliosi dei risultati raggiunti, con un approccio rigoroso che non mette in discussione il soccorso, abbiano ridotto gli sbarchi, con meno rischi su navi che non erano certo di crociera”.

Fermezza e intelligenza per ora sono gli ingredienti del premier del cambiamento. Vedremo in seguito quanto dureranno la sua pazienza e la sua capacità di mediazione.
Nel frattempo si godrà qualche giorno di vacanza in collina e nella sua Puglia (terra dove è nato). Lui ha ironizzato sul fatto di non scegliere né il mare, né la montagna, ma di essere né carne, né pesce. Non è vero: più che post-democristiano è il simbolo di un’Italia antica che ama le sue tradizioni.

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