Lega Nazionale. Ecco cosa c’è dietro l’idea di partito unico

Politica

La Lega si lega o si slega? Dietro il nuovo progetto di partito unico del centro-destra2.0, ci sono due messaggi da cogliere.

Il primo, è furbesco: in molti sono convinti che l’annuncio leghista nasconda una precisa strategia mirata a bypassare l’inchiesta sui rimborsi. 49 milioni da certificare che, nel caso di cambio del nome del partito non sarebbero più un problema giudiziario. Il secondo, è puramente politico e risponde alla parola “egemonia”, numeri, primato.

Salvini attualmente, è diviso e dilaniato da un dubbio amletico. Da una parte, se prosegue l’esperienza contrattuale di governo, la costruzione di un “polo sovranista”, marcerà spedita. E’ indubbio che Lega e 5Stelle sono omogenei.

Li unisce una nuova idea di immigrazione, Stato nazionale, di economia, pubblico, sicurezza, Europa, che faticosamente stanno edificando. Il Decreto-Dignità, ad esempio, ha diviso proprio perché ha sparigliato i vecchi schemi “liberismo-statalismo”; la stessa risposta al crollo del ponte Morandi e la relativa proposta di nazionalizzare le infrastrutture, lo dimostra. Ci saranno ovviamente delle fibrillazioni interne, da parte delle loro rispettive ali pure e dure (Fico a sinistra, leghisti filo-berlusconiani a destra), o pressioni da parte degli uomini del Quirinale, tipo-Tria, ma la distanza col “polo liberal” di opposizione (a sua volta, omogeneo, e non solo per i vari patti del Nazareno, su garantismo, europeismo, liberismo, laicismo), composto oggettivamente da Fi e dal Pd, partiti molto più vicini di quanto non si immagini, è cresciuta enormemente.

E tale prospettiva comporta il sacrificio politico e storico del centro-destra come concepito e articolato dall’esperienza berlusconiana, iniziata nel 1994: un Forza Italia centrale e centrista, moderata, cattolico-liberale, una Lega confinata in Padania, una destra centro-meridionale, a puntellare la geografia estrema. Se aggiungiamo il tramonto naturale ed inesorabile della leadership del Cavaliere, il dado è tratto.

Quindi, un partito unico del centro-destra al momento, riporterebbe in circuito unicamente quel ceto politico azzurro di base, in via di smantellamento e di trasferimento sulle più comode rive leghiste. Infatti, i dirigenti forzisti, vedono come fumo negli occhi tale ipotesi, a suo tempo pensata da Toti per salvare capra e cavoli: sopravvivenza di Fi e del centro-destra classico. Ipotesi che prevedeva e prevede il cambio di cavallo. Da schieramento a trazione forzista a trazione leghista.

Inoltre, il cambiamento delle categorie politiche, rende e renderà sempre più inutile la strategia di vincere andando al centro, conquistando quei moderati che non esistono più. Le nuove diadi “alto-basso” (popoli contro caste) e “populismo-globalismo”, hanno vanificato la vecchia categoria “destra-sinistra” e quindi anche “moderati-estremisti”, condannando Fi e Pd al passato.

Qualcuno sa dire la differenza tra Pdl, inteso come partito liberale di massa, come partito degli italiani, e il Partito della nazione, o il progetto macroniano di Renzi? Nessuna.

Dall’altra parte, Salvini è vellicato da un suggestione: prendere tutto. Monetizzare la sua felice strategia di annuncio militante, sapendo che c’è un tempo che scade. E qui che ha preso corpo il contenitore Brancaleone, onnivoro, ossia “La Lega nazionale”, emanazione della “Lega delle Leghe”, in vista del prossimo appuntamento elettorale europeo.

Un partito-contenitore, eterogeneo, con dentro liberali e statalisti, europeisti e sovranisti, cattolici e laicisti, destinato ad assorbire direttamente Fi e Fdi. Rendendo anacronistico il ritorno al concetto di partito unico del centro-destra. Sarebbe un mega-partito unico sovranista, certamente più moderato, concorrenziale ai 5 Stelle e antagonista al Pd.

L’esperimento abruzzese sarà indubbiamente l’apripista di questa suggestione.

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