Manovra, parla Rizzo (PC): “Sarà massacro sociale. Alleanza Lega-M5S imploderà”

Interviste

Autunno caldo, primavera bollente, bomba sociale pronta ad esplodere, minacce dello spread, rischio crisi di governo. Dulcis in fundo la crisi libica e il rischio di nuove ondate di profughi. Scenari a tinte molto fosche quelli che si stanno intravedendo all’orizzonte. Ma quale sarà il risvolto più probabile? Lo Speciale lo ha chiesto a Marco Rizzo leader del Partito Comunista.

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Bomba sociale pronta a scoppiare sulla disperazione della gente e l’assalto dello spread. Esiste davvero questo rischio?

Si sta avverando quello che avevamo previsto prima del voto. L’unica via di uscita per l’Italia sarebbe quella di non sottostare ai vincoli imposti dall’Europa, dalla Nato, dal Fondo monetario internazionale. Al di là della propaganda, non mi sembra che questo governo abbia mostrato un’effettiva volontà di uscire da queste logiche. Anzi, le poche risposte che sono state date, mi sembrano tutte indirizzate al mantenimento di certe sudditanze. Sulla politica militare mi pare che siamo in perfetta continuità con l’azione dei precedenti governi per ciò che concerne le alleanze strategiche, mantenendo assoluta fedeltà alla Nato e all’Unione Europea”. 

Conte, Salvini e Di Maio sostengono il contrario, ovvero di aver messo l’Europa di fronte alle proprie responsabilità. Non è vero?

“Cosa ha fatto il governo scusi? Ha minacciato di non votare il bilancio europeo? E allora? Sono chiacchiere, non fatti. E’ arrivato il momento di uscire dalla propaganda. E’ chiaro che rimanere su certi binari provocherà un massacro sociale”.

Quindi il pericolo che scoppi una bomba sociale è concreto?

“Certo, è chiaro che sia a livello nazionale che locale rispettare i vincoli di Bruxelles avrà pesanti ricadute. Le avrà sul governo, ma ancora di più sulle regioni e i comuni che saranno ancora una volta chiamati a tagliare sui servizi pubblici. Rispettare il pareggio di bilancio significa restare dentro una logica di massacro sociale che si ripete da anni e che andrà avanti ancora”.

Uno scenario analogo a quello del 2011 con l’assalto dello spread e la crisi del governo lo vede realistico?

“La storia non si ripete mai allo stesso modo. La crisi di governo la ritengo molto più probabile in virtù delle oggettive divergenze che emergeranno fra Lega e Movimento 5Stelle. C’è una composizione geografica del voto che rende queste forze quasi incompatibili fra loro, e che prima o poi esploderà con tutte le sue contraddizioni. I 5S hanno attirato su di loro la speranza di una facile soluzione dei problemi occupazionali del Mezzogiorno attraverso il reddito di cittadinanza, proposta che io non condivido assolutamente, convinto come sono che la disoccupazione si debba combattere creando lavoro, non dando soldi alle persone. La Lega al Nord si è andata invece rafforzando su parole d’ordine che io ritengo molto pericolose, in primis la lotta agli immigrati. Non è colpa dell’immigrato se non c’è lavoro, questo è il prodotto di una situazione generale di sistema che determina la crisi nel nostro Paese e a cui una politica superficiale non è in grado di dare risposte. E’ altamente possibile che le istanze di Lega ed M5S vadano presto a confliggere fra loro”.

A proposito di divisioni nella maggioranza, come giudica la calorosa accoglienza riservata al presidente della Camera Fico dai militanti del Pd alla Festa dell’Unità?

“Dimostra che il Pd è abbastanza in coma. Credo che vi siano delle differenze sostanziali con il M5S, sia di natura geografica che in riferimento ai blocchi sociali di riferimento. Fico è un esponente del M5S e sta al govberno con la Lega. Quindi di cosa stiamo parlando? Del fatto che i dem non sanno più a chi attaccarsi?”.

Laura Boldrini ha lanciato l’idea di un nuovo soggetto politico in vista delle europee chiamato Lista Unitaria Europea. La sigla Lue c’è chi fa notare richiamerebbe troppo la Ue. Condivide?

“Non seguo la Boldrini. Quello che fa o dice francamente non mi interessa”.

Teme una nuova ondata di profughi a causa della crisi libica?

“La crisi libica è paradigmatica di ciò che è successo in Africa, terreno di scontro nella guerra fra imperialismi, dove le potenze europee si battono. Sento dire che la Francia in Libia avrebbe battuto l’Italia. Diciamo piuttosto che la Total ha battuto l’Eni nella guerra per il petrolio. Questa è la vera posta in gioco. Tutto questo poi provoca inevitabilmente lo spostamento di milioni di persone. Ma la colpa è dell’Europa che la crisi libica l’ha creata”. 

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