GLI AMICI E I NEMICI DEL GOVERNO GIALLOVERDE

Politica

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Il governo gialloverde, superati i primi 100 giorni, si trova ad un punto di svolta: o fa il salto di qualità o cade.

Sul piano politico o crea (come sta tentando, per ora solo con annunci e qualche significativo fatto) una nuova “ideologia italiana”, basata su un altro modo di concepire e governare l’economia, l’immigrazione, la sovranità, la sicurezza, la giustizia, il pubblico, l’idea di Stato e di Europa, o cede alla fibrillazioni interne, al recupero e ai ricatti delle vecchie lobby economico-politiche, globaliste ed eurocratiche.

Sul piano amministrativo, o dà corpo al contratto realizzando i punti programmatici che hanno dato a Salvini e Di Maio il consenso dello scorso 4 marzo (flat tax, reddito di cittadinanza, abolizione della Fornero, taglio degli sprechi), o subirà la reazione della gente: chi cavalca troppo le aspettative crolla sotto il peso della delusione. Il Decreto Dignità ha ottenuto una risicata sufficienza.

La manovra sarà il definitivo banco di prova di Palazzo Chigi.
E dipende anche da chi prevarrà: gli amici o i nemici (nazionali e internazionali) del trio Conte-Salvini-Di Maio. E il valore e la forza della loro influenza sugli equilibri dell’esecutivo.

AMICI
1) ORBAN. L’incontro con Salvini ha fatto arrabbiare l’opposizione e anche qualche esponente interno della maggioranza. Ma il leader ungherese rappresenta un modello non solo esportabile da noi, ma è anche un alleato prezioso nell’altra Europa da potenziare. E’ l’anima del Partito popolare post-dc-anti-Merkel: punta alle sovranità, alle identità storiche, tradizionali, alla famiglia naturale e ha rilanciato l’economia del suo paese. Dove andrà Salvini alle prossime elezioni europee?
2) TRUMP. Il presidente Usa, bandiera pro life mondiale e anti-immigrazione, vede solo interlocutori europei e non la Ue come istituzione. E il feeling con l’Italia è interessante. Ci ha scelto come registi del Mediterraneo. E condivide la prospettiva di un globalismo delle sovranità. Nel nome di una diversa geopolitica. Se cade?
3) FOA. E’ il simbolo di una nuova informazione, libera e indipendente dalle lobby e dai poteri forti. La Rai di ora è piena zeppa di asserviti in buona e mala fede al sistema e propagandisti del pensiero unico liberal e radical. Reggerà o chi sarà il suo sostituto?
4) SAPELLI. Simbolo del pensiero libero dell’economia contro i ricatti della Ue. Può aiutare molto i Borghi, i Bagnai etc;
5) BELPIETRO. Il suo è l’unico giornale che tenta di rappresentare i tanti milioni di italiani che hanno scelto di fatto il governo giallo-verde. I media stanno col vecchio, ma il nuovo va edificato con sostanza e non solo con scoop;
6) DI MAIO-SALVINI. Tutto dipende dalla loro intelligenza e capacità di mediazione. Sono giovani e non sono schiavi delle categorie morte (destra-sinistra): ambizione vs sostanza?

NEMICI
1) MATTARELLA. Non è una novità che a proposito del ministro Savona stava per fa saltare il banco. Non è una novità che il capo dello Stato difenda culturalmente, politicamente e istituzionalmente i dogmi economici e politici di quell’impianto che Lega e 5Stelle combattono aspramente. La sua è una strategia formalmente e legalmente tranquilla, ma sostanzialmente durissima;
2) PAPA FRANCESCO. Anche se il suo terreno è ovviamente meta-politico, l’effetto che produce è la più grande spinta ideologica contro il populismo di Salvini (sui temi come l’immigrazione, la legittima difesa, il nazionalismo), e contro il moralismo etico e nichilista di Di Maio (si pensi ai temi etici). Il cristianesimo del papa dà il cuore al mondialismo e non al sovranismo. Una bella scommessa per Salvini che sventola il Rosario in piazza;
3) SOROS. Mondialismo che il finanziere Soros guida e ispira sul piano economico. Il suo governo mondiale dell’economia ha nei sovranismi e negli identitarismi i suoi peggiori nemici. Oltre alle Ong (responsabili della guerra degli sbarchi) che Salvini combatte, finanzia pure le secessioni (Catalogna docet);
4) TRIA. Il ministro mattarelliano dell’Economia non passa giorno che bacchetta i Salvini e Di Maio e rassicura il mercato e la Ue. Dovrà scegliere: il colore gialloverde o rompere. Non c’è due senza Tria;
5) BERLUSCONI. Se Renzi, il Pd, la sinistra, sono l’opposizione naturale al governo, Il Cavaliere è il nemico vero e interno di Salvini. I suoi richiami ad un centro-destra morto e sepolto, a idee modello-1994, la sua Casa delle Libertà (liberismo, laicismo, garantismo, europeismo) lo collocano oggettivamente nel “polo liberal”, anti-Palazzo Chigi, quasi più vicino al Pd. E quando tenta di richiamare la Lega ai doveri di una coalizione che non c’è più, vuole da una parte far crollare l’esperimento gialloverde, dall’altra depotenziare il consenso di Salvini;
6) SAVIANO. Il guru della narrazione criminale, da un po’ si è trasformato nel sacerdote dell’accoglienza, del giacobinismo democratico e del garantismo. E’ di fatto il simbolo dell’esercito di giornalisti, commentatori, scrittori organici al pensiero unico laicista e che vedono come fumo negli occhi il modello-Conte.

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