Diciotti, Cei fate o Cei siete? ‘Persone libere’. E l’impegno con lo Stato?

Politica

Si parla del caso Diciotti con quei 50, e forse più, migranti che sono spariti, o meglio hanno preso la fuga. Ma la Chiesa ha accolto, era il suo dovere anche se la Cei ha ammesso che si è trattato di una “scelta imprudente di persone libere” come da parole del cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei italiana. E se hanno scelto un’altra strada “avranno le loro ragioni”.

Sì, peccato che il rischio concreto è quello che non si trattasse di soli richiedenti asilo e che quindi esistono norme e regole precise.

Lo ha spiegato bene ieri Francesca Totolo, se di quei migranti “nessuno aveva presentato formalmente una domanda d’asilo ” questo non vuol dire allora che queste persone erano libere di circolare come sostenuto dalla Caritas, ma che non si trattava di veri profughi, e quindi sono scappati perché probabilmente sarebbero stati scoperti”.

Il cardinale Gualtiero Bassetti ha ribadito però che “con loro abbiamo fatto tutto quello che facciamo con i nostri poveri, non ho nulla da rimpiangere. Ma dopo l’arrivo i tempi per l’accoglienza vera vanno accelerati”.

Stesso ragionamento lo ha fatto la Caritas Italiana, che con il card. Francesco Montenegro ha fatto sapere che “questa gente che parte dalle proprie terre non arriva qua per essere prigioniera. Sono proprio questi fatti, questa gente che scappa, e che poi non si trova, che vuole andare altrove, in Europa, che dovrebbe far pensare all’Europa che è tempo che si prendano delle decisioni”.

Ma se hanno il diritto di andare liberamente dove vogliono perché non sono costretti a stare dove li hanno messi, allora non servono a nulla le strutture (che tra l’altro costano ai cittadini), ma approdano e vanno in giro come vogliono.

Invece, entrare in un Paese non è soggetto a regole? Libera Chiesa, ma libero anche lo Stato no? E per lo Stato esistono i reati, non si può far finta che non sia così. E’ infatti il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia a sottolineare che “il Vaticano, e la Cei, si era di fatto impegnato con lo Stato italiano. Venire meno a questi impegni apre a tutti gli effetti una crisi diplomatica tra due Stati giuridicamente autonomi”.

Ma almeno a Torino è andata bene: “Noi abbiamo trovato accoglienza e siamo rimasti”, dicono Philimon e Jhon, i due eritrei della Diciotti accolti dalla Diocesi di Torino. “Non abbiamo parenti in Europa – raccontano – e, con la volontà di Dio, vogliamo rimanere in Italia”.

Intanto ritorna l’iniziativa ‘Digiuno di giustizia’: mercoledì 12 settembre si ritroveranno in piazza San Pietro, a Roma, per poi raggiungere Montecitorio, preti, suore e laici per un digiuno in solidarietà con i migranti, con padre Alex Zanotelli, suor Rita Giaretta e il disegnatore Vauro.

 

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