Migranti Diciotti spariti, F. Totolo: “Cara Caritas, sono scappati per non essere scoperti”

Interviste

Sul caso dei migranti sbarcati dalla nave Diciotti e scappati dal centro di Rocca di Papa dove erano ospitati (si tratta di cinquanta persone che si allontanate e risultano irreperibili) Lo Speciale ha chiesto un commento a Francesca Totolo, esperta di immigrazione e di attività delle Ong, collaboratrice de Il Primato Nazionale, e come ama definirsi lei “ricercatrice indipendente”. Ci siamo affidati a lei perché è un’osservatrice che ama scavare a fondo nelle situazioni e non si lascia sfuggire quei particolari che a prima vista potrebbero risultare impercepibili agli occhi di tanti operatori dell’informazione, troppo interessati ad inseguire la vulgata comune dell’assistenza umanitaria. E questo le ha permesso anche di realizzare alcuni interessanti scoop che hanno naturalmente scandalizzato i “sacerdoti” del politicamente corretto e del pensiero unico, subito pronti a bollare la controinformazione come fake news.

Che idea si è fatta della fuga dei cinquanta migranti sbarcati dalla Diciotti?

“I migranti che sono sbarcati e sbarcano in Italia sono per la maggioranza economici, e quindi senza nessun requisito per ottenere la protezione umanitaria e sussidiaria e l’asilo politico. Questa vicenda ha inoltre dimostrato ancora una volta il bluff degli eritrei fuggiti dalla guerra. Circa il 30% dei sedicenti eritrei giunti in Italia si è scoperto poi non essere tali e ne abbiamo avuto ora un’altra conferma. Di questi cinquanta migranti, come anche dichiarato dalla Cei, nessuno aveva presentato formalmente domanda d’asilo. Questo non vuol dire allora che queste persone erano libere di circolare come sostenuto dalla Caritas, ma che non si trattava di veri profughi, e quindi sono scappati perché probabilmente sarebbero stati scoperti”.

C’è chi sostiene che siano alla ricerca dei ricongiungimenti familiari soprattutto in Germania. E’ davvero così?

“Potrebbe anche essere vero, ma se io davvero fuggo dalle guerre, nel primo Paese civile che incontro chiedo di ricevere comunque lo status di profugo che mi garantisce vitto e alloggio. Non dimentichiamo inoltre che lo scorso 7 luglio in Eritrea è stata firmata la pace con l’Etiopia, quindi non può più essere considerato un Paese in guerra. Certo, permangono difficoltà legate a venti anni di conflitto civile e alla permanenza al potere di un regime non democratico, ma è comunque uno Stato che cerca di rialzarsi e con l’autosostentamento di uscire dalla miseria. Stanno ottenendo buoni risultati, come dimostra la diminuzione del fenomeno della mortalità infantile, prima molto elevato. Molti Stati europei in seguito alla firma dell’accordo di pace stanno rivedendo le loro norme: questo comporterà che i profughi eritrei non potranno più ricevere l’asilo automatico, come sta avvenendo in Svizzera, Inghilterra e Danimarca, e come avvenuto in Israele, Paese che mesi fa, riconoscendo gli eritrei come migranti economici, ha provveduto a rimpatriarli o a redistribuirli”.

C’è chi fa notare però che ci sono tanti cristiani perseguitati nel mondo di cui nessuno si preoccupa, nonostante contro di loro vengano praticati gli orrori più indescrivibili. Nessuno si preoccupa di farli fuggire da quei contesti, accoglierli e garantire loro protezione. Condivide?

“Certo, non si parla mai purtroppo dei perseguitati per motivi religiosi, i cristiani specialmente, che dovrebbero invece stare particolarmente a cuore all’Italia e soprattutto alla Cei. Ci sono associazioni cattoliche che hanno già pianificato l’arrivo in Italia, attraverso corridoi umanitari, di migliaia di profughi, nessuno dei quali cristiani. Intendiamoci, l’aiuto va dato a chi ne ha necessità indistintamente, ma sono soprattutto i cristiani in questo momento ad aver bisogno di aiuto e protezione. Lo abbiamo visto in Siria quello che è successo. Ci sono state comunità cristiane molto numerose perseguitate dall’Isis e da Al Nusra di cui nessuno parla. Fortunatamente molte di queste comunità sono sopravvissute e stanno ricostruendo Aleppo”.

Sulla vicenda dei migranti fuggiti non c’è soprattutto un problema di legge? On fondo, come anche la Caritas ha specificato, queste persone non erano recluse, quindi potevano muoversi liberamente.

“C’è sicuramente un problema di legge anche perché tutti quelli che entrano in Italia sono sprovvisti di documenti. Hanno quasi tutti lo smartphone ultima generazione, ma non i documenti di identità. Dicono che gli vengono sequestrati nei lager libici. Ma non è molto strano che non vengano sequestrati anche i cellulari? A norma di legge andrebbero velocizzate le procedure per le richieste di asilo, obbligando chi entra a fare immediatamente la richiesta pena il rimpatrio. Credo che questo sia l’unico modo per garantire sicurezza. Non è possibile che chi entra sia libero di fare ciò che vuole senza essere nemmeno identificato. I cinquanta fuggiti pare siano stati identificati ma sarebbe interessante capire con quali dati. Senza documenti chiunque potrebbe affermare di essere chissà chi”.

A questo punto cosa dovrebbe fare il governo nel caso in cui i 50 migranti fossero rintracciati e recuperati? E in futuro?

“Credo vada rivisto il sistema dell’accoglienza a monte, capire chi arriva, da dove arriva e trovare il modo di non farlo arrivare se non ne ha diritto. In Libia è un momento difficile, qualcuno sta cercando di destabilizzare il Paese e credo tutti siano consapevoli che dietro vi sia la solita Francia. Il progetto che l’Italia aveva intrapreso in Libia era molto convincente e promettente, nonostante le numerose problematiche economiche legate al mantenimento dei centri di detenzione dove vengono trattenuti i migranti e dove operano diverse Ong italiane scelte dalla Farnesina. Non sono i lager descritti dalla stampa internazionale. In Italia devono arrivare soltanto i veri profughi che scappano dalle guerre. Sbagliato accogliere tutti e poi decidere se tenerli o meno. Anche perché quando i rimpatri non sono volontari, sono molto costosi e difficili, considerando anche che l’Italia non ha accordi con molti paesi di provenienza. Credo vada rivisto il sistema delle norme a monte. I migranti che arrivano certamente non possono essere incarcerati, ma nemmeno lasciati liberi di circolare senza documenti”. 

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