Negozi chiusi la domenica: addio a liberalizzazioni di Monti. DATI flop

Politica

Basta shopping la domenica. Movimento 5 stelle e Lega stanno predisponendo l’obbligo di chiusura la domenica e nei giorni festivi per i negozi (salvo le località prettamente turistiche).

Si tratta di una rivoluzione messa a punto dopo una serie di audizioni in commissione contro le liberalizzazioni di Monti. L’obiettivo è difendere le piccole realtà, ma c’è già chi polemizza sottolineando il rischio di danneggiare milioni di consumatori e di far perdere posti di lavoro.

Ma la domenica se è santa per i parlamentari a diverse migliaia di euro al mese, perché non dovrebbe essere santa anche per i poveri commessi ormai senza più sosta?

Per questo sono state incardinate in commissione Attività produttive della Camera quattro proposte di legge: una della Lega, a prima firma della presidente della commissione Barbara Saltamartini, una dei 5 stelle, una del Pd e una di iniziativa popolare.

Oggi in commissione abbiamo iniziato l’iter per rivedere le assurde liberalizzazioni del governo Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Cambiamo rotta per non penalizzare più i piccoli commercianti e le botteghe storiche, e ridare a lavoratori e famiglie la libertà della domenica”, ha scritto su Facebook Saltamartini.

La capogruppo leghista in commissione Attività Produttive Giorgia Andreuzza, spiega: “Occorre una rivisitazione della normativa che da una parte non penalizzi il commercio, in particolare quello di prossimità e le botteghe storiche e, dall’altra, restituisca ai cittadini e alle famiglie una dimensione socio-economica più a misura d’uomo, riscoprendo il gusto e il valore della domenica e delle festività”. E con il relatore, Andrea Dara, predisporranno un fitto calendario di audizioni, ciò per consentire il più ampio dialogo possibile e, di conseguenza, per “dare al provvedimento tutta la flessibilità necessaria in vista di deroghe, come per esempio nel caso delle città d’arte e turistiche”.

Ma le liberalizzazioni introdotte dal Governo Monti nel Decreto ‘Salva Italia’ non hanno avuto gli effetti desiderati? Per il presidente del Comitato Nazionale italiano della Camera di Commercio Internazionale, Ettore Pietrabissa, sì che andavano bene, le norme andrebbero “in controtendenza con il momento che viviamo, in cui i consumi, le aziende e imprese che investono devono essere più sostenute e agevolate. Il provvedimento che lasciava ai commercianti la decisione se aprire o chiudere la domenica era stato preso all’epoca di Monti per consentire un ulteriore sviluppo dei consumi. Il nostro Paese ne ha bisogno per far progredire ricchezza, Pil, sviluppo economico”, conclude Pietrabissa.

Per Confesercenti invece si è trattato di un insuccesso, le liberalizzazioni non hanno prodotto gli effetti desiderati: “Era tempo di dare un segnale a migliaia di italiani, imprenditori e lavoratori, che aspettano un intervento correttivo sulla deregulation totale oggi in vigore. Le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali, introdotte dal governo Monti a partire dal 1° gennaio 2012- prosegue-, avrebbero dovuto dare una spinta ai consumi, grazie all’aumento delle opportunità di acquisto per i consumatori. Ma che non sembra essersi trasformato in acquisti reali: nel 2017 le vendite del commercio al dettaglio sono state inferiori di oltre 5 miliardi di euro ai livelli del 2011, ultimo anno prima della liberalizzazione”. Confesercenti non chiede di stare chiusi sempre, ma di restare aperti solo quando e dove necessario, come ad esempio nelle località turistiche.

“Fondamentale – chiude la nota – è passare dalla deregulation totale ad un minimo di regolamentazione, ragionevole e assolutamente compatibile con le prassi europee e puntare a correggere una distorsione che ha compresso i diritti di piccoli imprenditori e di lavoratori senza alcun vero vantaggio per economia ed occupazione, visto che ha causato indirettamente la chiusura di almeno 50mila negozi. La proposta di legge di iniziativa popolare “Liberaladomenica”, promossa da Confesercenti con Cei, è in Parlamento ormai dal 2013: ci auguriamo che, dopo cinque anni, i 150mila firmatari abbiano finalmente una risposta”.

 

Condividi!

Tagged