Flat Tax, il sogno degli italiani: verso imposta piatta al 15% su P. IVA

Politica

Fisco delle mie brame, qual è il sogno degli italiani con la partita Iva? L’imposta bassa. E cosa dice oggi il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, in una intervista al Corriere della Sera? “Valutiamo imposta piatta al 15% sulle partite Iva”. 

La flat tax, cavallo di battaglia della Lega, riguarderebbe il 40,1% dei contribuenti, praticamente quasi la metà degli italiani e si capisce quanto sia importante parlarne. Se veramente si raggiungesse questo obiettivo, per la Lega sarebbe consenso assicurato. Il problema è che bisogna avviare il contratto di governo, dalla flat tax, alla pace fiscale, alla quota 100 per le pensioni, in un’ottica di legislatura e col tetto del vincolo al 3% da rispettare. Non si può fare tutto in un anno, questo è ovvio, e non serviva che il sottosegretario lo dicesse.

Indubbiamente l’impegno “di portare l`Irpef al 15% nel giro di tre anni” sarebbe, tra tutte le misure, quella più gradita. Così, dice Siri, “daremo subito un segnale molto forte ai titolari delle partite Iva applicando un’imposta piatta. Stiamo valutando le soglie, potrebbero essere il 15% fino a 65 mila e il 20% per la parte eccedente – prosegue – fino a 100 mila euro. Fino a 65 mila euro sarebbe un’imposta forfettaria che assorbirebbe tutto, anche l’Iva – ha aggiunto – Riguarda un milione e mezzo di soggetti, due milioni con il tetto a 100 mila euro”.

Per l’Irpef stanno ancora ragionando però se ridurre l’aliquota sul primo scaglione subito o immaginare qualcosa di più importante dopo, fatto sta che stiamo parlando di interventi molto rivoluzionari e capaci di far ripartire l’economia. 

A questo punto la Flat tax diventerebbe, per il Governo Conte, il primo banco di prova vero. Non va dimenticato che nacquero diverse polemiche sul fatto che il guadagno maggiore, derivante dal risparmio fiscale,di fatto sarebbe superiore per i redditi dei più ricchi, sopra i 100mila euro: questi nuclei risparmierebbero ben 10mila euro l’anno a fronte dei soli 1500 euro l’anno risparmiati dalla classe media secondo i primi calcoli che si fecero.

Ma sapete chi avrebbe il peggior impatto nel breve-medio periodo? Le banche. come scriveva il Sole 24 Ore si tratta di un conto salato da 4 – 5 miliardi: l’effetto negativo del taglio dell’aliquota Ires, senza una corretta gestione del periodo transitorio, avrebbe riflessi negativi anche sul patrimonio di vigilanza valido ai fini di Basilea III. Insieme a questo rischio, va calcolato anche il minore gettito per lo Stato calcolato in 40,8 miliardi a cui vanno aggiunte le imposte delle

Chiaro che c’è chi darà battaglia.

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