Onu, quando la “fake news” è l’Italia razzista dopo Renzi

Politica

Sicuramente un effetto Michelle Bachelet, commissario per i diritti umani dell’Onu, l’ha ottenuto. Si è fatta pubblicità, entrando a piedi uniti e tuonando urbi et orbi, dall’Alto Tribunale del Bene Universale. Un’entrata da fallo di rigore contro l’Italia (e non solo).

D’altra parte va capita, lei vittima della dittatura cilena, rifugiata nella comunista Germania dell’Est prima della caduta del Muro, e già esponente di un’onlus (quindi professionalizzatasi nel loro mito, anche se di diversa natura rispetto alle organizzazioni che salvano i migranti), non poteva e non scagliarsi contro i suoi mostri: il fascismo, il nazismo, il razzismo, la xenofobia, i sovranisti, i governi che osano colpire il business mediterraneo delle onlus etc.

Niente di nuovo: si tratta del politicamente e culturalmente corretto, del cosmopolitismo imposto con l’enfasi e l’impeto che il nuovo ruolo della Bachelet le garantisce (l’Onu), e rispolverando una verve “militaresca”, come da tradizione familiare.

Ma la questione è un’altra: l’Italia è razzista al punto da giustificare l’invio di caschi blu per verificare il tasso di dittatura salviniana nel primo governo populista della storia d’Italia?
Bastano pochi casi di cronaca italioti (strumentalizzati ad arte), per motivare tali sanzioni o peggio, una sorta di commissariamento democratico mondiale? Casi di cronaca, che dati alla mano, si sono rivelati delle bufale? Bastano pochi spari al vento di pistole a salve dalle finestre (due-tre casi ovviamente subito montati dalla stampa nostalgica dei vecchi governi dem), o il caso Daisy rivelatosi una beffa mediatica?

Una narrazione negativa di un’Italia che nasconde invece la verità: l’aumento del disagio sociale, degli stupri, dello spaccio e della violenza perpetrata da migranti; da qui la reazione degli italiani che si sono rivolti a Lega e 5Stelle per tutelare sicurezza, occupazione e primato nazionale.

Certamente per tutti gli oppositori del governo Conte i caschi blu sono cosa buona e giusta, esattamente come quando c’era al potere Berlusconi: il ricorso a un processo di Norimberga per scongiurare il pericolo fascista incombente, e difendersi sotto le insegne della sinistra, bandiera della democrazia e della libertà. Bandiera che oggi si chiama “fronte democratico contro il nazismo di Salvini”.

Inutile ricordare all’Onu il risultato delle sue vecchie ispezioni in Italia: gli inviati visitarono Ponte Galeria a Roma, gli hot spot di Lampedusa, Trapani e Pozzallo, ed ebbero modo di apprezzare la condotta dei nostri volontari e delle nostre strutture. Convincendosi che le lacune erano, come sono oggi, soltanto strutturali. Quindi allora l’Italia non era razzista, non violava i diritti dell’uomo. Solo perché al governo c’era il centro-sinistra?

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