Moscovici, M. Veneziani: “Evocare Duce e Ducetti otterrà l’effetto contrario”

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“Nel continente europeo in questo momento c’è un clima che assomiglia molto agli anni ’30. Fortunatamente non c’è il rumore di stivali, non c’è Hitler. Ci sono piccoli Mussolini, che restano da verificare” ha dichiarato il Commissario Europeo agli Affari Economici, Pierre Moscovici, da molti indicato come probabile candidato dei Socialisti alla presidenza della Commissione europea dopo le elezioni del 2019. Moscovici ha sollevato il paragone con il Duce nell’ambito di un attacco mirato nei confronti dell’Italia, definita “un problema per la zona euro” (poi dopo le polemiche il burocrate francese ha provato a correggere il tiro). Lo Speciale ha chiesto un commento in merito allo scrittore, intellettuale e giornalista Marcello Veneziani.

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Moscovici parla di “piccoli Mussolini in Europa”. Ma perché questo continuo voltare la testa indietro e cercare sempre riferimenti con nazismo, fascismo e mai per esempio con il comunismo?

“Perché evocare il fascismo è l’unica certezza che hanno, il discrimine fascismo-antifascismo è il solo parametro che può tornargli utile. Non hanno altri elementi per poter demonizzare tutti coloro che si sottraggono al potere dominante, e quindi li etichettano come fascisti. L’attribuzione di caratteri mussoliniani, duceschi o in certi casi hitleriani, rientra in una sorta di canone obbligato per poter minare la credibilità di chi non la pensa come loro. E’ da settant’anni che va avanti questa logica, che prescinde addirittura da tutto quello che è avvenuto nel frattempo: ignora quello che è stato l’effetto del comunismo, ignora quelle che sono state le evoluzioni e le involuzioni della storia. Tutto ciò significa fermarsi ad una fase arterosclerotica della nostra politica europea, ad un passato immaginario”.

Vede realmente dei “piccoli Mussolini” in azione in questo momento in Europa?

“Il contesto è talmente diverso da quello in cui si sviluppò il fascismo che ogni paragone diventa improponibile. A questo punto potremmo anche evocare Carlo Magno o Napoleone con la stessa disinvoltura. Forse dimentichiamo che in quel momento si usciva dalla prima guerra mondiale, che in Unione Sovietica era sorto il comunismo, che c’era una temperie epocale totalmente diversa dalla situazione odierna. Quindi, come si fa a fare certi paragoni?Nessuno di questi leader cosiddetti sovranisti oggi stanno mettendo in discussione la democrazia, anzi si appellano proprio alla sovranità popolare. I contesti sono completamente differenti. Poi possiamo anche fare analogie caratteriali o richiamarci ai tratti di un volto, possiamo scorgere in qualcuno il baffetto di Hitler, in un altro il baffone di Stalin, in un altro ancora la pelata di Mussolini. Ma oltre questo non possiamo andare”.

Quanto il sovranismo di oggi può essere simile al fascismo di ieri ed in cosa invece si differenzia totalmente?

“Il sovranismo è l’espressione contemporanea di un primato della sovranità politica rispetto ad altri tipi di sovranità. Esso si è sempre manifestato nei secoli in maniera diversa. In certi casi l’antagonista era il potere spirituale della Chiesa, altre volte era l’impero. C’è stata un’epoca in cui ha assunto anche le forme del nazionalismo, di cui il fascismo può essere considerato una delle varie ramificazioni. Non si può quindi stabilire un nesso diretto ed esclusivo  fra sovranismo e fascismo. Sarebbe come cogliere un aspetto peculiare della sinistra mondiale, per esempio la difesa ad oltranza dell’accoglienza, ed affermare che quella è la prosecuzione dell’internazione comunista nel negare l’esistenza delle patrie”.

Le ultime elezioni politiche in Italia sono state contraddistinte da una forte ripresa dello scontro ideologico fra fascismo e antifascismo. Pensa che lo stesso copione caratterizzerà anche le prossime europee?

“Quasi me lo auguro, perché se i risultati sono quelli che abbiamo avuto il 4 marzo, è bene che questo delirio continui proprio perché alla fine viene letto al contrario dalla popolazione. Sicuramente ci saranno slogan propagandistici che richiameranno al pericolo del fascismo o addirittura del nazismo perché come detto, quando non si hanno argomenti convincenti per contrastare chi la pensa diversamente, resuscitare Mussolini torna sempre utile. Alla fine però evocare duci e ducetti non sarà affatto conveniente, se non per coloro che saranno etichettati come tali”. 

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