Pd, dalle cene al lettino dello psichiatra. Cronaca di uno stato confusionale

Politica

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Il dibattito interno al Pd sta rasentando il grottesco. E’ la faccia spietata e tragicomica di un partito da tempo allo sbando, orfano di Renzi, incapace di capire la realtà, il perché delle sue sconfitte elettorali, dell’avanzata dei populisti (l’unica cosa che sanno fare i sui dirigenti è ripristinare la comunicazione antifascista e antirazzista), e incapace di trovare una nuova e forte leadership: quella di Martina è moscia e tecnicamente di transizione (terrà fino alle primarie 2019).

I dem sono sull’orlo di una crisi di nervi, tra correnti impazzite come la maionese, proposte apocalittiche e strategie usuranti. C’è chi vuole tornare a sinistra, chi restare al centro, chi sposa il “progetto-Macron”, un blocco laicista liberale di massa, sempre più vicino a Fi e chi vuole andare “oltre il Pd”, ipotizzando “fronti repubblicani”, come Calenda.

Se un tempo c’erano una sinistra e un centro interni, ora le parti si sono invertite. Ecco la galassia attuale. Leggere per credere: “Area dem”, componente guidata da Dario Franceschini e sostenuta da Luigi Zanda e Gianclaudio Bressa; “i Renziani” vanno da Maria Elena Boschi a Lorenzo Guerini, a Debora Serracchiani, fino a Luca Lotti; Zingaretti, Calenda, Emiliano e Boccia sono “gli outsider”; “Sinistra e cambiamento” è rappresentata da Maurizio Martina; “Sinistra Dem” fa capo a Gianni Cuperlo, con Monica Cirinnà e Barbara Pollastrini; “i Governativi” sono Romano Prodi, Walter Veltroni, i quali, a loro volta, fanno i padri nobili di Paolo Gentiloni, Carlo Padoan, Graziano Delrio e Marco Minniti; “i Giovani turchi”, infine, sono Andrea Orlando e il presidente pd Matteo Orfini.

Una galassia in linea con la confusione che ha riguardato pure la storia e il percorso neo-post-comunista, tanti simboli, loghi e nomi, diversi ed eterogenei: Pci, Pds, Progressisti-Ulivo, Ds, Pd.

E ora, come se non bastasse, anche la “saga delle cene”, tutte fallite: su tutte, quella di Calenda, che avrebbe previsto la partecipazione di Renzi, Zingaretti, Gentiloni e Minniti, cui ha replicato, in alternativa alla fame da soddisfare a cena, Roberto Giachetti, col suo sciopero della fame, in perfetta coerenza col proprio dna radicale.
Cena vs sciopero della fame. Non solo. Per finire, Calenda non pago dell’incontro culinario mancato, ha confermato la sua linea (“il Pd deve autoestinguersi, serve un fronte repubblicano”), e ha lanciato un’idea singolare e originale, per superare il duello cena-sciopero della fame e rilanciare il Pd: “Il partito è diventato un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria”. Franco Rotelli, già consigliere regionale del Pd e collaboratore di Basaglia, l’uomo che ha abolito i manicomi, ha subito confermato: “Proprio schizofrenico no, ma sicuramente è un partito che soffre di un grave stato confusionale”.

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