Fondi Unar per corsi LGBT a medici, Adinolfi (Pdf) verso Camaldoli: “Lega che sta a fare al governo?”

Interviste

Medici a lezione dalle associazioni arcobaleno, compreso il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Oggi su La Verità si legge di soldi pubblici per pagare corsi LGBT a psicologi e psicoterapeuti, operatori di consultori e mediatori familiari. Interviene a Lo Speciale il presidente nazionale del Popolo della Famiglia, il giornalista Mario Adinolfi. Il corso si chiama LIBER@DIESSERE e il percorso pedagogico come mission serve a rafforzare le conoscenze e competenze teorico pratiche sull’omosessualità e la transessualità e incidere sui pregiudizi che possono interferire coi pazienti LGBT, sia italiani che immigrati.

SU LO SPECIALE L’INIZIATIVA DEL MONDO LGBT CON SOLDI UNAR

Soldi pubblici dati dall’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) alle associazioni Lgbt per formare all’omosessualità e contrastare i pregiudizi che potrebbero sorgere da parte degli operatori socio-sanitari di fronte a pazienti gay. Come commenta questa iniziativa?

“Innanzitutto andrebbe ricordato che l’Unar è un dipartimento della Presidenza del Consiglio. Questo significa che l’iniziativa ha un timbro governativo. A questo punto non posso non notare la distanza siderale fra le parole pronunciate in più occasioni dal ministro Fontana, che ha ribadito come l’unica famiglia riconosciuta dalla legge debba essere quella naturale fondata sul matrimonio fra un uomo ed una donna, e i fatti concreti, come dimostra lo stanziamento di fondi governativi per questa finalità. La prima domanda che mi pongo è: la Lega che ci sta a fare al governo?”

Forse ci sta da troppo poco? Sembra che questa iniziativa parta con il precedente esecutivo. 

“Non vuol dire nulla. La verità è che qui non si ha il coraggio di prendere provvedimenti drastici. Non si prendono quando il Comitato nazionale di Biotetica rende prescrivibile il farmaco che serve a bloccare la pubertà nei bambini di dieci anni e non si prendono di  fronte ad interventi come quello dell’Unar. Che senso hanno le dichiarazioni di Fontana, il rosario sbandierato da Matteo Salvini se poi non sono in grado di impedire tutto questo? Esiste davvero la volontà di fare qualcosa per tutelare la famiglia naturale o sono soltanto chiacchiere? La mia impressione è che da una parte ci siano gli slogan, dall’altra i negozi di cannabis light che non vengono chiusi nonostante l’Istituto superiore di Sanità dica che la sostanza è nociva. La Lega è brava a lanciare parole d’ordine anche condivisibili, ma poi prontamente ad ogni dichiarazione di Fontana corrisponde un intervento contrario del grillino Spadafora a sostegno del gay pride e della legge sulle unioni civili”.  

Tornando all’Unar, perché è sbagliata questa iniziativa?

“Perché l’Unar rischia di trasformarsi in un centro di distribuzione di denaro pubblico per le tasche di queste associazioni, una specie di bancomat per le realtà della galassia Lgbt. Per questo noi del Popolo della Famiglia ne abbiamo più volte chiesto l’abolizione. Oggi invece di smantellarla, ci troviamo con nuovi fondi da destinare alle solite associazioni. Non dimentichiamo che dell’Unar si sono anche occupate le cronache giornalistiche, ricordiamo le inchieste de Le Iene. Ci sono finanziamenti pubblici che arrivano al mondo Lgbt da ogni parte, comuni, regioni, fondi europei, ministeri, e ora anche dal dipartimento della Presidenza del Consiglio in continuità con i governi di centrosinistra. Mi viene il sospetto che queste realtà sopravvivano proprio grazie ai soldi dei contribuenti italiani attraverso la presentazione di progetti, decisamente discutibili, come questo”.

Questo fine settimana il Popolo della Famiglia si ritroverà a Camaldoli. Come pensate di rilanciare l’impegno dei cattolici in politica anche alla luce dei risultati del 4 marzo e delle ultime amministrative?

“Ripartiamo come ogni anno dalla Festa nazionale del quotidiano La Croce, primo appuntamento dopo la pausa estiva. Saranno due giorni di riflessioni e valutazioni con tutte le persone provenienti da ogni parte d’Italia, per ribadire la nostra posizione di autonomia, indirizzata alla costruzione di un soggetto politico cristianamente ispirato posto a difesa dei principi non negoziabili, nel solco del popolarismo sturziano. Tutto questo richiede un lavoro tecnico prima che politico, un impegno organizzativo notevole e complesso. I primi appuntamenti saranno le elezioni regionali in Piemonte, in Sardegna, in Abruzzo e in Basilicata per poi arrivare alle elezioni europee di maggio”.

Pensate che il PdF possa avere uno spazio in una competizione che sarà fortemente egemonizzata dalla scontro fra europeisti e sovranisti?

“Abbiamo otto mesi di lavoro intensissimo davanti a noi per prepararci ad affrontare al meglio la sfida. A differenza degli altri partiti e movimenti, per presentarci alle europee dovremo raccogliere 150mila firme su tutto il territorio nazionale. Lo sforzo sarà elevatissimo dal punto di vista organizzativo ma partiamo dai 220mila voti del 4 marzo,  ottenuti nelle condizioni più difficili possibili, con il ricatto del voto uitile e sotto il fuoco amico. Raccogliere le firme non ci spaventa. Saranno lì a dimostrare come il Pdf è in realtà una struttura organizzativa solida su cui il mondo politico cristianamente ispirato può fare affidamento”.

 

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