Foa alla Rai, parla Enzo Pennetta: “Le novitá a partire dai volti”

Interviste

La Commissione di Vigilanza Rai con una risoluzione ha impegnato il consiglio di amministrazione ad esprimere un nome per la presidenza, senza escludere la riproposizione di Marcello Foa. Stavolta Forza Italia si è astenuta e stando a quanto promesso da Berlusconi a Salvini nell’incontro di Arcore, gli azzurri saranno pronti a dare il loro assenso alla ratifica della nomina del giornalista, proposto alla guida di Viale Mazzini dalla Lega. Con l’elezione di Foa cosa cambierà in Rai? Lo Speciale lo ha chiesto allo scrittore e biologo Enzo Pennetta, fondatore del sito Critica Scientifica autore del libro Infamia, l’informazione fra manipolazione e repressione edito da Chorabooks.

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Cosa rappresenta per la Rai la nomina di Marcello Foa?

“E’ un forte segno di discontinuità. La vera novità sta nel fatto che Marcello Foa in questi anni si è distinto per la sua critica ai metodi di disinformazione e manipolazione dell’informazione. Con lui alla guida sarà data grande attenzione alla veridicità delle notizie senza distorsioni di sorta. Oggi credo che questa sia una priorità del servizio pubblico”.

Chi sono stati fino ad oggi i nemici di Marcello Foa?

“Ha avuto contro tutti quelli che sono riusciti per larghissimo tempo a condizionare l’informazione. Tutti quei soggetti che rientrano nell’area politicamente corretta, cosiddetta globalista, che osteggiano i movimenti di popolo definiti populisti in senso dispregiativo. Chiaramente la manipolazione dell’informazione è efficace nel momento in cui riesce ad essere uniforme nei grandi media. Finora la controinformazione, seppure funzionando egregiamente, ha però svolto il ruolo del Davide contro Golia, è stata portata avanti da piccoli soggetti contro la potenza dei grandi colossi. Avere oggi una Rai capace di stonare nei confronti di un unico punto di vista, in grado di elaborare analisi differenti da quelle di tutti gli altri media, è un grosso problema per i padroni dell’informazione e questo spiega la frande veemenza degli attacchi contro questa nomina”.

Quindi non soltanto Berlusconi?

“Berlusconi alla fine ha fatto le sue scelte politiche, oggi probabilmente è tornato sui propri passi essendosi reso conto di essere lui a doversi appoggiare ad un partito più grande del suo. I motivi possono essere tanti. L’importante è che si possa interrompere un’uniformità di narrazione grazie all’intervento di nuove voci, non necessariamente contrarie, ma capaci di analizzare criticamente la realtà”.

Foa è stato definito giornalista sovranista, populista, anticonformista, ma cosa rappresenta realmente per il giornalismo?

“Non lo rinchiuderi in categorie di questo genere e proprio in questo sta a mio giudizio la grandezza di Foa, nella difficoltà di etichettarlo. Il suo è un giornalismo che cerca di capire le cose e di non esporre i fatti in maniera che vadano al di fuori di quella cornice nella quale tutti noi siamo chiamati a muovere le nostre opinioni. Se rileva un avvenimento messo da parte perché scomodo o distorto, lui lo racconta per come è realmente. Un giornalismo indisponibile a descrivere una narrazione prigioniera di un ordine costituito”.

Come immagina la nuova Rai?

“Non mi aspetterei grandi rivoluzioni improvvise come invece tanti sembrano aspettarsi dalla politica. In una grande realtà ci sono tante cose che funzionano ed altre da cambiare. Credo che possano bastare piccoli interventi, non servono grandi cose. Per esempio sarebbe buona cosa non riproporre sempre e solo gli stessi volti e fare in modo che l’informazione esca fuori da certi sentieri che appaiono ben delimitati. Ampliare l’orizzonte delle idee e delle opinioni, aprire le porte a nuove realtà, credo sarebbe già una grande rivoluzione”.

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