Pranzo con Silvio. Salvini torna a Canossa? Ecco la sua strategia

Politica

Quanta paura per un semplice pranzo. E’ proprio vero: la famosa terza Repubblica, annunciata enfaticamente da Luigi Di Maio dopo la vittoria del 4 marzo scorso, altro che cambiamento: assomiglia sempre più alla terza Repubblica francese, sinonimo di caos e di paure.

Similitudine a cui si aggiunge il paradosso di una politica nostrana fatta, appunto, di cene, di pranzi, appuntamenti culinari smentiti, confermati e riconvocati. Basta ricordare la saga del Pd, con annessi risvolti interni al partito: Renzi che la blocca, Minniti e Gentiloni che fanno i vaghi e Calenda, l’organizzatore, il maestro di tavola, che rilancia proponendo uno psichiatra per i dem.

Il pranzo di oggi, si terrà a Palazzo Grazioli e riguarda il redivivo centro-destra, almeno sulla carta. In vista delle prossime regionali un minimo di melina e di tattica ha imposto, infatti, un “volemose bene a tre”: Berlusconi, Salvini e la Meloni. Prove tecniche di ripartenza?

Cos’hanno in comune la cena di Arcore della scorsa settimana e il pranzo di Palazzo Grazioli oggi? Innanzitutto, il luogo. Si tratta di case berlusconiane. Segno di una nuova attrattiva e polarità, diciamo, di una nuova influenza del Cavaliere. E poi, i contenuti. I detrattori dell’incontro parlano di “do ut des”, di mero scambio commerciale: rassicurazioni circa le pubblicità tv, in cambio del via libera azzurro a Foa; allentamento dell’opposizione al governo Conte, in cambio di liste unitarie alle prossime consultazioni.

Ma dietro il l’incontro in questione si nascondono i timori da parte grillina, di un’involuzione di Salvini. Afflitto da questioni economiche (la sentenza che ha previsto il pagamento di 600mila euro per 70 anni), il capo della Lega sarebbe tornato a Canossa, dovendo pagare ovviamente un fio: la resurrezione del centro-destra, modello 1994, con una Fi, ancora centrale (anche se dimezzata nei consensi), con una Lega e Fdi importanti, ma secondari. Insomma, un Berlusconi che continua e continuerà a dare le carte.

Di Maio è preoccupato. Nonostante le parole di Salvini (“governeremo per tutta la legislatura, i patti si rispettano”), il rischio è che il polo sovranista e populista possa frantumarsi, mandando in fumo un esperimento nuovo e interessante, restaurando il vecchio bipolarismo (centro-destra vs centro-sinistra).

Ma Salvini ha sempre una carta in mano: tornare a Canossa, ma incassare il consenso per la sua attività da ministro degli Interni, sulla chiusura dei porti, la sicurezza e la voce grossa contro la Ue. In pratica, monopolizzare il centro-destra, catturando tutti i voti di Fi e Fdi. Sarebbe una strategia gattopardesca: tutto cambia perché nulla cambi.

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