Manovra, Sapelli contro Ocse: “Fuori dalla realtà. Bene Lega su quota cento”

Interviste

L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha rivisto al ribasso la crescita del Pil italiano nel 2018, a +1,2% dal +1,4% previsto a maggio. Nelle previsioni intermedie dell’organismo dovrebbe invece rimanere invariata la crescita per il 2019, attestata sull’1,1%. L’Ocse ha pure invitato il governo a non abolire la Legge Fornero scatenando le ire di Lega ed M5S. Lo Speciale ne ha parlato con l’economista Giulio Sapelli, già ordinario di Storia economica ed Economia politica presso l’Università di Milano.

Professore, l’Ocse ha rivisto al ribasso la crescita del Pil e ha detto che la Legge Fornero non va abolita. Condivide questo allarme o ritiene che non abbia titolo per dettare la linea politica ai governi come hanno risposto Lega ed M5s?

“L’Ocse non si discute nella sua capacità statistica, se ha abbassato le stime avrà avuto le sue buone ragioni. Non è invece accettabile che dica ai governi cosa devono fare, per altro su misure specifiche come il mantenimento o meno della Legge Fornero. Si tratta di una legge criticata in tutta Europa sul piano economico prima che politico,  anche perché abbiamo finalmente capito che la cosiddetta sostenibilità nel lungo periodo non dipende soltanto da temi pensionistici, ma da tanti altri fattori, iniziando dal fattore crescita che è fondamentale. Quindi quello dell’Ocse è stato un intervento inappropriato, sia giuridicamente perché travalica le sue funzioni, sia dal punto di vista economico perché secondo me afferma cose assurde”. 

Secondo l’Ocse l’Italia insieme alla Brexit rappresenterebbe un serio problema per l’Europa. E’ davvero così?

Ma per carità! Per altro la Brexit non rappresenta affatto un problema. Lo dimostra il fatto che le stime catastrofiche che la stessa Ocse e il Fondo monetario internazionale avevano preconizzato inizialmente, non si sono assolutamente verificate. L’Inghilterra non ha affatto un tasso di decrescita come quello che era stato ipotizzato, quindi non bisogna fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Non dimentichiamo che la Gran Bretagna ha un vastissimo mercato, e che a quello europeo si aggiunge quello del Commonwealth. Inoltre gli inglesi sono presenti, attraverso la banca più potente del mondo, ad Hong Kong e dicono la loro sul commercio mondiale. Sarebbe il caso di non fare troppo terrorismo mediatico”.

Venendo all’Italia, il vicepremier Luigi Di Maio ha detto ieri che se lo sforamento del deficit al 2% era un tabù avrebbero dovuto dirlo prima, e non oggi che il governo italiano vorrebbe superarlo per trovare le risorse necessarie ad attivare i punti programmatici del contratto di governo. Ha ragione?

“Il giovane Di Maio credo abbia già una responsabilità enorme nel guidare due ministeri. Dovrebbe preoccuparsi di gestirli al meglio e la prima regola per gestire al meglio le cose è quella di non parlare. Se si sta zitti non si sbaglia di sicuro, ma se si parla troppo si rischia di dire cose che possono anche danneggiare il Paese”. 

Ma lo sforamento del 2% è auspicabile a suo giudizio o meglio restare nell’ordine dell’1,6?

“Lo hanno sforato la Francia e la Germania quando hanno voluto. Il segreto è farlo senza dirlo e negoziandolo come hanno fatto i francesi e i tedeschi, agendo diplomaticamente e senza utilizzare sempre toni da campagna elettorale”.

Tria ha ribadito che non firmerà una manovra con un deficit al 2% perché significherebbe fare altro debito, ma Di Maio gli ha fatto presente che se lo si fa oggi, i debiti si potranno tranquillamente ripagare con il taglio alla spesa pubblica nei prossimi anni. Chi ha ragione?

“Sforare non vuol dire nulla. Bisogna innanzitutto stimolare gli investimenti e la crescita. Sforare vuol dire poter aumentare il debito per periodi brevissimi durante i quali possiamo cogliere i frutti di una crescita che viene grazie agli investimenti. Il termine sforare va abolito. Anzi fosse per me abolirei sia il termine sforare che manovra perché fanno perdere di vista la priorità, che è unicamente quella di incoraggiare la crescita. Il ministro Tria mi pare abbia detto cose sensate da questo punto di vista. Non sono d’accordo con lui per ciò che riguarda il paletto dell’1,6% ma le sue proposte per stimolare gli investimenti mi sembrano condivisibili. Il governo su questo dovrebbe seguirlo”.

Sul fronte pensionistico la Lega intanto ha rilanciato la quota cento a 62 anni e con38 di contributi versati. E’ la strada giusta?

“Assolutamente sì, è un’ottima proposta. So che l’amico professor Brambilla ha delle critiche da fare. Gli consiglio vivamente di mettersi a lavorare insieme al governo, ma credo che la Lega stia andando nella giusta direzione”. 

Ieri tutti hanno smentito l’aumento dell’Iva che invece qualcuno aveva proposto di mettere su alcuni prodotti. Pensa che sia davvero così o alla luce dell’oggettiva difficoltà di reperire risorse in manovra si  possa alla fine rendere indispensabile?

“Mi fido di quello che ha detto il governo all’unanimità. Credo che nessuno abbia interesse ad aumentare l’Iva e penso che faranno di tutto per ompedirlo. Sarebbe una decisione sciagurata che avrebbe come unico effetto quello di diminuire i consumi”. 

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