Manifestazione dem-flop. Le paure di Martina, Renzi e Calenda

Politica

Adesso diranno che la manifestazione romana del Pd è stata un successo. Che c’era tanta gente. E che il Pd è risorto.

Come al solito, la Rai, sul punto di essere “foizzata” (da Marcello Foa, nuovo presidente Cda Rai), si è distinta ancora una volta per faziosità e appartenenza politica. I tg non hanno riportato l’esatto numero dei partecipanti di Piazza del Popolo, limitandosi a riferire i numeri (70mila) forniti dagli organizzatori, ovviamente gonfiati del triplo.

Ma qui la matematica non c’entra. L’argomento-quantità attiene alla crisi di consenso della sinistra italiana, incapace strutturalmente e ideologicamente di rispondere ai drammi del presente e ai problemi del popolo italiano (crisi economica, immigrazione, Europa); e se ha tentato di farlo, con i suoi governi, l’ha fatto con ricette rivelatesi sbagliate (altrimenti milioni d’italiani non avrebbero votato il 4 marzo per Lega e 5Stelle); ricette che gridano vendetta: l’ultima è stata l’incostituzionalità del jobs act, come da pronuncia della magistratura.

C’entrano, semmai, i numeri della Manovra che i dem demonizzano, numeri oggetto dell’indignazione morale dei suoi politici, militanti e votanti.
Poche persone ma motivate e decise ad ergersi come alternativa al governo gialloverde. Alternativa al populismo, sinonimo di fascismo, xenofobia, incompetenza e demagogia.
Lo slogan è stato “L’Italia che non ha paura”, ricalcando la positività dei governi renziani, me che, invece, ha molta paura di Di Maio, di Salvini, delle loro politiche e di una manovra già bocciata, pur non essendo ancora stata varata.

Martina ha parlato, infatti, di “truffa del popolo”, al posto della manovra del popolo. Ma a rubargli la scena è stato il redivivo Renzi, che si è presentato in piazza col suo amico-nemico Gentiloni. Rappresentazione plastica di un’unità ritrovata, almeno formalmente a suon di pacche sulle spalle.

Infatti, se c’è un dato sostanziale della manifestazione contro il governo, non è tanto nelle sue scarse presenze, non nelle argomentazioni meccanicamente e professionalmente polemiche per paura che i populisti, se mantengono le promesse (reddito di cittadinanza, flat tax, riforma Fornero etc), non li fermerà più nessuno. Ma nel “volemose bene” dei dirigenti dem, dopo il fallimento della politica delle cene. “Tutti insieme appassionatamente”, da Calenda a Renzi, da Gentiloni a Martina. Tutti uniti per che cosa? Martina ha parlato di unità, accolto dallo stesso mantra urlato dai manifestanti. Se, come ha detto Martina, il “Pd è indispensabile per la sinistra”, chi lo spiega a Renzi, che vuole fare il Macron d’Italia con pezzi moderati che votavano Fi? Unità per chi e per cosa? L’unico elemento emerso nella fotografia di piazza del Popolo, è l’unità ostentata dal ceto politico dem. Segno che non è vero. O che almeno, questo percorso è tutto in salita.

 

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