Reddito di cittadinanza col bancomat, lo Stato controlla. E’ giusto?

Politica

La nuova polemica riguarda il bancomat o la app che dovranno controllare la qualità degli acquisti, che i beneficiari del reddito di cittadinanza faranno.

Apriti cielo, è scoppiata la guerra. E chi l’ha fatta? Ovviamente gli oppositori del governo gialloverde, i quali, a suo tempo, hanno esaltato l’elemosina di Stato di Matteo Renzi, i famosi 80 euro, che secondo loro avrebbe incentivato i consumi. Peccato che si è trattata di una cifra ridicola che molti hanno perfino dovuto restituire. E ora, contestano nella sostanza e nella forma, il fiore all’occhiello di Di Maio.

780 euro, invece, sono già qualcosa. E le obiezioni in merito, sono due, una nota, che il reddito di cittadinanza favorirebbe l’assistenzialismo, i giovani e non, che comodamente seduti sul divano, non entreranno mai nel mondo del lavoro e nella produzione, e contribuirebbero al debito pubblico e al sonno collettivo. Questa obiezione è stata largamente superata dai contenuti della manovra: i suddetti verranno occupati in corsi di formazione, in attività socialmente utili, e se non accetteranno nuove proposte di lavoro, che i nuovi centri per l’impiego proporranno, perderanno il sussidio.

Ma è singolare l’obiezione al controllo delle spese che a livello digitale sarà attuato dal governo. Più che soldi in mano ai bisognosi, una specie di carta acquisti tracciata. L’idea è stata del vice ministro dell’Economia Laura Castelli. L’esecutore, tra l’altro, sarà un uomo di Renzi: Diego Piacentini, l’ex numero due di Amazon, in veste di Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale.

Confermato dal ministro Luigi Di Maio. Segno che i populisti sanno valorizzare il merito.
Il tema è naturalmente, evitare il lavoro nero e i furbetti del quartierino. Persone che usufruiscono del reddito di cittadinanza e lavorano in nero, sommando i redditi (fatta la legge, gabbato lo santo), oppure utilizzando i 780 euro mensili non per spese di prima necessità familiare, come da status, ma per acquistare un televisore al plasma, o andare in viaggio all’estero.
Ed è singolare che a obiettare in merito sia stata la sinistra, i dem, con il discorso che uno con i propri soldi ci fa quello che gli pare. Un ragionamento liberal da parte di persone che vengono dalla sinistra.

Se una persona, la contrario, è sotto la soglia di povertà, se viene aiutato dallo Stato, deve affidarsi al percorso pubblico e farsi accompagnare dallo Stato. E’ una concezione importante, da primato del bene comune, che il governo sta imponendo. E le spese per la sopravvivenza non sono spese voluttarie. C’è una bella differenza. La necessità non è consumismo.

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