I “bronzi di Riace” e quei distinguo ideologici a sinistra

Politica

Un tempo c’erano i bronzi di Riace, oggi ci sono tante “facce di bronzo di Riace”. Un gioco di parole per stimolare una riflessione a tutto campo.

Sembra, dalle accuse della procura (che il gip ha in parte ridimensionato), che dietro gli arresti del sindaco Domenico Luciano, ci sia una brutta storia di illegalità: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con matrimoni combinati ed illeciti nell’affidamento del servizio dei rifiuti. Un’accusa che oltre ad aver colpito l’icona meridionale dell’accoglienza progressista, riguarda pure la compagna etiope Tesfahun Lemlem, per la quale è stato disposto il divieto di dimora.

Dietro questa vicenda ci sono due aspetti da valutare. La vendetta del governo gialloverde, nella persona del ministro degli Interni Matteo Salvini e nel caso, il ministro dello Sviluppo e del Lavoro il grillino Luigi Di Maio, d’accordo col collega “contrattuale” (sui porti chiusi, sull’equa ridistribuzione dei migranti in Europa, sul blocco delle Ong), che esulta per il fiasco di una fiaba buonista, che ha rivelato soltanto un desolante e squallido business: la speculazione sull’immigrazione.
Vendetta a cui ha risposto tutto il palcoscenico mediatico e politico dell’opposizione liberal e radical, dal Pd al “guru” Saviano, che invece, ha ribadito che Riace resta un modello di civiltà.

Al punto che, parole di Saviano, le inchieste della magistratura vanno prese con le molle. Dopo il 4 marzo, per lo scrittore, qualche magistrato di troppo starebbe per salire sul carro del vincitore. Apriti cielo: quando si trattava di demonizzare per via giudiziaria la destra e Silvio Berlusconi, il giustizialismo era doveroso e sacrosanto, addirittura condito di moralismo.

Ora si procede, da parte dei fan postumi del dipietrismo, a fare dei distinguo molto ideologici.
E’ proprio vero: certa cultura di sinistra è sopra la legge, la democrazia, l’etica e la morale.
Il secondo aspetto, invece, è più complesso. E traspare, emerge chiaramente dal giustificazionismo dei difensori del sindaco di Riace (non colpevole, pr carità, fino a giustizia compiuta).

Un messaggio più sottile, ma molto pericoloso per la convivenza civile.
Un sindaco, per un buon fine (mistica umanitaria), cioè l’accoglienza, per priorità lavorative, e per ripopolare un paese che altrimenti sarebbe morto, è legittimato a compiere atti illegali? A forzare le leggi (gli appalti, le unioni per accedere alla cittadinanza etc)? Ma perché la stessa regola non vale per la Raggi e per tutti gli altri sindaci d’Italia?

Sembrerebbe la solita forza dell’ideologia e la doppia morale che la sinistra non ha mai smesso di perseguire e affermare.

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