Tory, la May rischia la Brexit nel suo partito. E ci guadagna l’Ukip

Esteri Politica

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Il futuro interno ed esterno del partito conservatore inglese passa per l’efficacia e la velocità della Brexit.

Futuro interno, perché ormai si è capito che la leadership di Theresa May è appesa a un filo: se procederà verso una separazione forte, remunerativa per l’economia nazionale, andrà avanti. Se, al contrario, il processo di scissione dalla Ue sarà troppo morbido, troppo dolce e lento, andrà a casa.
Boris Johnson, d’altra parte, ha già caricato i fucili e non a salve. E’ lui l’alternativa di fatto e di diritto, salvo sorprese, alla premier.

Ma, durante i lavori congressuali tory, si è guardato bene dal candidarsi. Aspetterà il mandato dai delegati e accetterà. Nel frattempo, ha restituito la palla alla May, per cuocerla a fuoco lento.
Il futuro esterno, riguarda l’alternanza politica, che grazie al sistema elettorale maggioritario, nel Regno unito è fisiologica, e non turba gli equilibri nazionali più di tanto.

L’affaire-Brexit è stata, va ricordato, una vicenda tutta interna al partito conservatore. Cameron, uscito vincente dal referendum scozzese, pensava di incassare anche la vittoria sulla Brexit, e cioè la conferma della presenza inglese nelle istituzioni europee, con un ruolo da protagonisti.

Invece, il voto è stato all’opposto, ha vinto l’istanza indipendentista, sovranista. E Cameron ha fatto le valigie. Al suo posto, appunto, la May, col compito di gestire la delicata fase di transizione, tra la vecchia collocazione internazionale e quella nuova, rimodulando, reimpostando tutti i rapporti con Bruxelles e scrivendo daccapo in modo bilaterale tutte le relazioni con i singoli paesi europei.

Invece, la transizione “alla May”, non sta funzionando, la gente è delusa, e c’è il rischio che il processo involva nel senso di un ritorno alla situazione quo ante, prima del referendum, rinvigorendo i fan europeisti, mai del tutto silenziati.
Un’occasione molto ghiotta per l’Ukip, che ha fatto della Brexit la sua ragione sociale e la sua bandiera ideale. Un partito molto forte, vicino a sovranisti e populisti del continente. Se la Brexit ha vinto è stato per la comunicazione convincente di Farage.

Una partita, quindi, tutta in salita per la May e tutta giocata in casa tory.
Per il momento lei, ha replicato in congresso alle parole di Johnson, promettendo un sicuro stop al libero movimento di uomini e merci, e un maggiore controllo delle frontiere. E si è scagliata contro il leader laburista Corbyn, reo di essere amico di Putin. Troppo poco per una politica di affrancamento serio dalla Ue. Considerando che da quando c’è la Brexit l’economia inglese va a gonfie vele.

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