Aborto, parla Crepet: “E’ sempre un trauma per la donna. Cosa dico a Papa Francesco”

Interviste

“Praticare un aborto è come affittare un sicario per uccidere”. Sono state le dure parole pronunciate da Papa Francesco contro l’interruzione volontaria di gravidanza a pochi giorni per altro dal “caso Verona” con la presentazione da parte del Consiglio comunale di una mozione che impegna la Giunta a sostenere associazioni e politiche in difesa della vita. Ma il Papa è andato anche oltre, ha aggiunto che “un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare?”.  Naturalmente si sono subito scatenate reazioni contrastanti. Lo Speciale ha sentito il parere del noto psichiatra Paolo Crepet.

LEGGI SU LO SPECIALE LE REAZIONI ALLE PAROLE DEL PAPA

Come giudica le parole di Papa Francesco contro l’aborto?

Le giudico abbastanza prevedibili dal capo della Chiesa cattolica. Le parole possono essere più o meno forti, ma il concetto è rimasto lo stesso di sempre da quando in Italia c’è la 194. La Chiesa in tutti questi anni non si è mai scostata dalla posizione che ha sempre avuto. Nei confronti del divorzio c’è stata maggiore flessibilità da parte di questo Papa, mentre sull’aborto nulla è cambiato”.

Come giudica invece l’aborto in sè? Anche per lei è un crimine?

Assolutamente no, da medico rispetto la libertà della donna. Se in coscienza ha deciso di compiere questo passo avrà avuto le sue ragioni, Nessuna donna si diverte ad abortire, questo deve essere chiaro. Noi uomini non possiamo imporre ad una donna ciò che non vuole”.

Indipendentemente dalla volontà o meno, l’aborto può provocare nella donna conseguenze psicologiche e in quale misura?

“Certo, l’aborto come sanno tutte le donne che l’hanno praticato, è un lutto. Tutte abortiscono volontariamente, o almeno spero sia così, ma dopo è chiaro che dal punto di vista psicologico rimangono delle conseguenze. Non è che si è andati a giocare a briscola”.

Se si trovasse di fronte una donna indecisa se abortire, da psichatra come si comporterebbe?

L’unica cosa che posso fare da medico e da psichiatra é ascoltarla e capire le ragioni che la spingono a compiere questo gesto”.

Quali parole userebbe per dissuaderla dal farlo?

Il mio compito non è quello di dissuaderla ma di capire qual’è la soluzione migliore per lei. Non è che poi io posso prendermi la responsabilità di dirle cosa deve o non deve fare. Non si può consigliare a prescindere. A me alla fine interessa capire se è cosciente o meno di ciò che vuole fare. Non è che si può partire con l’idea di scaraggiarla. E’ come una moglie che vuole separarsi dal marito. La si ascolta, ma poi non la si può obbligare a rimanere per forza con lui. Io per esempio non accetto l’idea del medico obiettore. Uno è medico sempre, non soltanto quando ci sono da compiere determinati interventi”.

Però mi scusi, un medico cattolico non ha il diritto di rifiutare un atto che va contro la propria etica e la propria coscienza?

Se è prevista dalla legge non sono certo io a dire di non praticarla. Però ritengo che l’obiezione sia una contraddizione in termini per un medico. Come componente del Servizio sanitario nazionale devo garantire servizi ad una persona. Siccome c’è una legge che consente l’aborto ritengo che sia compito del medico applicarla. Se la 194 non ci piace, allora la si riformi. Ma finché è in vigore siamo tenuti a rispettarla, ci piaccia o no, cattolici o meno”.

Lei parla bene, ma in Italia sembra vietato anche soltanto proporla una riforma. Perché la società vuole l’aborto ad ogni costo?

“Cambiare la legge ha dei costi politici e mi pare che nessuno sia disposto a pagarli. Nemmeno questo governo che mi pare abbia gatte molto più importanti da pelare che occuparsi dei problemi delle donne. L’aborto tuttavia è un atto compiuto consapevolmente da una persona maggiorenne che va rispettato. Non c’è nessuna ostinazione nel volere l’aborto. Io la ritengo una legge di civiltà. E non si può neanche augurare che si torni all’epoca degli aborti clandestini, delle mammane e del prezzemolo, pratiche tipiche di una mentalità medievale sopravvissuta fino a trent’anni fa. Ripeto, il Papa ha il diritto di condannare l’aborto e lungi da me dire che non debba farlo. E’ il capo della Chiesa e interviene come tale. Ma lo Stato è altra cosa. E mettere al mondo un figlio non è uno scherzo: la donna non può essere costretta ad abortire, questo nessuno lo vuole tantomeno io, ma non può neanche esistere un obbligo a partorire”. 

 

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