Decreto fiscale, le reazioni politiche alla “manina” denunciata da Di Maio

Politica

“Nessun trucco. Legge di bilancio e decreto fiscale sono passati in Consiglio dei ministri all’unanimità. Nessuno ha votato contro. Anche perché quello che chiamate condono, un condono non è”. A Repubblica il vicepremier Matteo Salvini, dopo l’allarme lanciato da Luigi Di Maio su una manina nel dl fiscale, tiene a rimettere gli scacchi al loro posto, la partita non la può giocare da solo Di Maio.

“La manovra non cambierà di una virgola. Ma non si permettano di inviare troike o commissari. La smettano, facciano lavorare il governo degli italiani. Mi appello al buon senso, come Draghi”, ha aggiunto con una certa fierezza e mostrando tranquillità rispetto all’indagine che è stata attivata dalla Procura della Repubblica.

Ma inutile girarci intorno. Ieri da Vespa a Porta a Porta, Giorgetti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è stato tirato in ballo in una domanda dal direttore de La Stampa Molinari, che ha chiesto se non fosse una precisa accusa politica quella del vice premier pentastellato, perché l’iter del documento sarebbe dovuto passare anche dal tavolo di Palazzo Chigi.

Assolutamente no, è stata la risposta convinta e decisa di Di Maio, intento a scoprire la verità ma non a infangare i leghisti: “Io non ho ragione di dubitare della Lega perché ci siamo stretti la mano” ha detto chiarendo la sua posizione. Incalzato dal conduttore, il leader M5s non ha ceduto e ha insistito: “Confermo la mia fiducia a tutto il Governo. Non mi permetterei mai di dubitare”. Certo, un’accusa è sul tavolo: “Se ci facciamo passare sotto al naso provvedimenti così allora cominciano i problemi grossi”.

Di Maio alla fine tende a escludere responsabilità politica perché si fida delle persone che sono al governo”.

Ma ormai l’ombra del complotto ha preso piede. Ed è un tutti contro tutti.

Mara Carfagna sospetta dei Cinque Stelle.

Sta sul pezzo anche Emanuele Fiano.

Condividi!

Tagged