Grillo, parla Becchi: “Aspetta di colpire Di Maio. Crimi sbaglia obiettivo”

Interviste

Beppe Grillo è tornato alla ribalta intervenendo alla festa del Movimento 5Stelle al Circo Massimo, e con la richiesta di rivedere i poteri concessi dalla Costituzione al Presidente della Repubblica ha di fatto messo in difficoltà il premier Giuseppe Conte, il leader Luigi Di Maio e il presidente della Camera Roberto Fico che si sono affrettati a puntualizzare e a prendere le distanze dalle parole dell’ex comico. Intanto il sottosegretario Vito Crimi è tornato all’attacco sui fondi all’editoria, annunciando un dimezzamento per il 2019 e un taglio definitivo nel 2020. Tagli lineari dunque, che sembrano non tenere in alcun conto quelle piccole realtà del mondo dell’informazione che esercitano un vero pluralismo e che senza più i fondi rischiano la chiusura, sopravvivendo già con fatica in un mercato sempre più egemonizzato dai grandi colossi della carta stampata, del web e della televisione. Lo Speciale ne ha parlato con il filosofo sovranista Paolo Becchi, sostenitore del M5S delle origini per poi allontanarsene definitivamente.

LEGGI SU LO SPECIALE L’ANNUNCIO DI CRIMI SUL TAGLIO DEI FONDI ALL’EDITORIA

Grillo è tornato attaccando il Capo dello Stato e mettendo in serio imbarazzo i dirigenti del Movimento. Come va interpretato politicamente il suo intervento? Un assaggio di impegno diretto in vista delle europee di maggio?

La mia impressione è che Grillo in realtà sia fuori dal discorso politico, non mi pare abbia più una forte incidenza, se non nel tentativo di contrastare la linea di Di Maio sostenendo quella di Fico o di Di Battista. Ma non penso che questa sia oggi una priorità, visto che nel suo intervento ha spostato l’attenzione sul Presidente della Repubblica”.

Appunto, non ha dato come l’idea di voler complicare la vita ad un governo che di problemi ne ha già tanti e che con Mattarella deve già faticare per trovare una mediazione?

“Credo che il problema del Capo dello Stato non sia nel fatto che abbia troppi poteri, ma nel fatto che spesso va oltre i compiti che la Costituzione sembrerebbe assegnargli. Non sto parlando di Mattarella, il mio è un discorso generale, visto che la sensazione che spesso si è avvertita di un presidenzialismo di fatto, è stata molto più evidente con certi suoi predecessori. Mi pare che Grillo abbia sbagliato completamente argomento. Penso che alla fine il suo scopo fosse semplicemente quello di sviare l’attenzione da quelli che sono i problemi interni al M5S. L’episodio della manina da questo punto di vista è stato emblematico. Abbiamo avuto ancora una volta di più la conferma che, mentre la Lega è unita e Salvini riesce ad esercitare sul partito un controllo totale con eccellenti risultati, vedi per ultimo il dato di Bolzano, Di Maio invece questo controllo non riesce ad averlo. La polemica sul decreto fiscale è stato chiaramente un tentativo di presentarsi politicamente credibile alla kermesse di Roma. Doveva dimostrare che, pur stando al governo, non ha dimenticato le parole d’ordine del Movimento, di fronte alle tante critiche che ha ricevuto dall’interno”.

Quindi Grillo è tornato in campo quasi per lanciare un avvertimento a Di Maio e fargli capire che è pronto a riprendersi la scena e a liquidarlo?

Forse non siamo ancora a questo livello ma certo Di Maio è in grosse difficoltà. Penso però che Grillo oggi non abbia un grosso seguito a livello politico, forse può averlo su un piano strettamente simbolico. E’ evidente però che qualora i contrasti nel Movimento dovessero acuirsi e la contestazione contro Di Maio diventare più seria, allora il suo ruolo potrebbe tornare determinante anche politicamente. Ma sono convinto che fino alle elezioni europee le contraddizioni rimarranno contenute. Forse dopo potrà accadere qualcosa. Se il M5s manterrà la sua forza, Di Maio non avrà problemi a conservare la leadership. Se invece dovesse perdere consensi notevoli, allora il discorso cambierà. Ma adesso Lega ed M5S hanno tutto l’interesse a restare unite contro il nemico comune, che è l’Europa”.

Il sottosegretario Crimi intanto insiste nell’annunciare l’azzeramento del fondo per l’editoria. Pensano così di fare del male ai grandi media che gli sono ostili. Non è invece pericolosa questa politica dei tagli lineari che va a colpire indistintamente tutti gli operatori dell’informazione, ad iniziare dai piccoli giornali cartacei e web o dalle piccole emittenti radio televisive?

“Penso che Crimi dovrebbe preoccuparsi innanzitutto della televisione di Stato, dove ieri si sono viste delle cose a dir poco sconcertanti. A Domenica In è andata in onda l’apologia dell’ideologia gender, mentre nel programma di Fazio c’è stata la santificazione del sindaco di Riace al quale sono stati appena revocati gli arresti domiciliari. Mi chiedo a cosa sia servito il braccio di ferro andato avanti tutta l’estate su Marcello Foa se poi, una volta eletto presidente con pieni poteri, non si riesce a riequilibrare il pluralismo televisivo. Se al governo ci fosse ancora il Pd tutto questo sarebbe ovvio e scontato, ma mi pare che ormai da tempo Renzi e company non ci siano più. Capisco perfettamente che non si può cambiare tutto in poco tempo, ma non vorrei che anche in Rai si adottasse il cosiddetto metodo Raggi, ossia quello di ripetere, ad oltre due anni dall’insediamento in Campidoglio, che ci vuole tempo per mettere le cose a posto”.

E intanto come detto se passa la linea Crimi tanti piccoli giornali che fanno davvero informazione pluralistica rischiano di chiudere. Tutto questo non è paradossale?

“Sono contrario ai tagli lineari, soprattutto per ciò che riguarda i giornali locali e le piccole testate di libera informazione. Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Non toglierei sinceramente il finanziamento a chi fa davvero pluralismo, spesso esaltando le autonomie locali e dando voce a chi non ce l’ha. Poi mi pare che i grandi giornali, quelli per intenderci che ogni giorno fanno la guerra mediatica a questo governo, abbiano detto più volte di non ricevere già più i finanziamenti pubblici. Non so se sia vero o meno, ma sono certo che anche senza i soldi dello Stato troveranno il modo di sopravvivere. Crimi mi pare sbagli obiettivo, non è così che si colpiscono gli avversari. Poi non dimentichiamo che i cosiddetti giornaloni hanno la pubblicità garantita ogni mattina con le rassegne stampa dei vari telegiornali o programmi televisivi e su tutte le reti, quelle del servizio pubblico, come quelle private. Le piccole realtà non possono neanche godere di questa vetrina. Io stesso posso testimoniare come funzionino le cose in Tv. Sono stato invitato recentemente in un programma e mentre al giornalista di un importante quotidiano nazionale è stato riservato un quarto d’ora per pubblicizzare un suo libro, a me soltanto due minuti. Il problema è nel controbilanciare l’informazione, non nell’oscurarla. Mi pare che questi non riescano a capirlo”. 

Cosa suggerisce quindi?

“Di procedere per gradi e di tenere conto che l’editoria è un mondo variegato dove non si può procedere con un metodo unico uguale per tutti. E’ scandaloso che certi giornali prendano i soldi dello Stato per fare un’informazione unidirezionale, di parte, schieratissima, spesso anche favorendo lo sviluppo di un’unica narrazione utile esclusivamente al perseguimento degli interessi di ben noti poteri. Ma non si può considerare lobby l’intero mondo dell’informazione. Anche perché spesso e volentieri sono proprio le piccole testate, soprattutto sul web, a garantire un minimo residuo di controinformazione”.

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