Marcia anti-Brexit: la verità e la bugia ideologica degli sconfitti

Esteri Politica

Della serie, quando i media sono “oggettivi” e “indipendenti”, a senso unico. Per carità, ogni opinione è legittima, anche la più faziosa, ma occorrerebbe accompagnarla, ci riferiamo ai media, da una eguale opinione contrapposta e altrettanto visibile.

Cosa che non accade quasi mai, specialmente se i protagonisti della comunicazione sono i grandi giornali, inventori e portatori sani del pensiero unico, del politicamente corretto (su tutti, da noi, il Corriere della sera).

Prendiamo l’edizione di ieri, a proposito della manifestazione anti-Brexit che si è svolta a Londra.
Tutta una serie di annunci enfatici, dati gonfiati e analisi ideologiche. In prima pagina, titoli e occhielli come “invasione al centro di Londra” “la marcia contro la Brexit”, 500 mila persone, che a pagina 14 diventano 700mila, e “un oceano”. Facciamo la differenza con gli abitanti di Londra e del resto della nazione, e ci rendiamo conto delle proporzioni.

Solo tra le righe, e con un lessico criptico, si ammette l’impotenza della piazza sul piano politico e giuridico. Primo, il governo conservatore non tornerà sui suoi passi e non farà ripetere il referendum del 2016, perso dai sostenitori del matrimonio con Bruxelles. Secondo, l’unica richiesta, per altro già bocciata dalla maggioranza, era ed è semmai, quella di votare per approvare o meno, l’eventuale futuro accordo tra il Regno Unito e la Ue (la negoziazione del divorzio e relativi interessi tutelati).

Quindi, una marcia fisica e mediatica, priva di scopo, utile solo a ricompattare un fronte liberal, radical, laburista in disarmo. Non a caso non c’era nessun esponente politico e istituzionale, salvo il sindaco di Londra Sadiq Khan, rappresentazione plastica del cosmopolitismo e della società multirazziale e multiculturale, idea sconfitta con la Brexit.

Si è trattato, quindi, dell’ennesima riprova di un’intolleranza democratica, che attiene geneticamente a chi pensa di incarnare sempre il bene e la verità (al di là delle legittime opinioni di ognuno, che ovviamente, ha il diritto di manifestare come vuole). Ma quando queste manifestazioni sono palesemente inutili e virtuali, come quelle che hanno seguito la vittoria di Trump in America (minoranze ideologiche che scendono in piazza per la democrazia contro una scelta democratica espressa dal voto popolare, una scelta non di loro gradimento culturale), c’è solo la componente giacobina, assolutista. Che segna ancora di più la distanza tra la società profonda (degli Usa e dell’Inghilterra) e le metropoli laiciste della globalizzazione.

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