Faraone choc in tv: “Salvini sei un pistola” scritto sulla maglietta. La Lega insorge

Politica

Il problema è la legittima difesa e la riforma della legittima difesa, all’esame del Senato. A cogliere la palla al balzo il senatore Pd Davide Faraone, che ha trovato un modo per fargli pervenire un messaggio dall’opposizione, non senza attirare l’attenzione dei media.

 “Salvini sei un pistola” è la scritta con cui è apparso in tv, avendo deciso di indossare una t-shirt durante il collegamento con SkyTg24 Pomeriggio. Obiettivo della campagna del senatore dem, sensibilizzare l’opinione pubblica su un provvedimento “pericoloso che va contrastato senza tentennamenti” ha fatto sapere aggiungendo: “Sì alla sicurezza, prevedendo più risorse alle forze dell’ordine, no forte e chiaro alla difesa fai da te”.

Ma alla Lega la trovata non è affatto piaciuta. “Questo è il Pd. Criticando la legittima difesa, il senatore fa il ‘pistola a salve’, regalando ulteriore consenso alla Lega di Matteo Salvini. Per la legittima difesa dal Pd, stia sereno, non servono le pistole. Basta il voto, il Trentino Alto Adige insegna” ha scritto su Facebook il deputato leghista Massimiliano Capitanio, segretario in commissione Vigilanza Rai, sotto l’hashtag ‘Faraone stai sereno’.

Eppure non è tutta ingiustizia e far west quel che luccica. Va detto, a onor di cronaca anche se è un discorso a parte, che forse per uno strano scherzo del destino, il caso Cucchi sta trovando giustizia proprio ora. Dopo 9 anni di buio senza verità per la morte di Stefano Cucchi, finalmente si inizia intravedere la luce.

A proposito di questo caso, lasciando stare per un attimo il resto, il deputato di LeU Erasmo Palazzotto, componente della commissione Difesa di Montecitorio, ha infatti rivolto un invito la ministra della Difesa Trenta: di  “venire in Parlamento e spiegare quali provvedimenti ha preso o intende prendere. La Ministra al di là delle belle parole pronunciate dopo l’incontro con Ilaria Cucchi apra un’inchiesta che faccia luce fino in fondo, senza guardare in faccia a nessuno. Oggi dopo nove anni lo Stato lo deve a Stefano, alla sua famiglia, a tutti gli italiani”.

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