Il voto. Dal Trentino Alto Adige il messaggio per il governo e le Europee

Politica

Il voto in Alto Adige e in Trentino avranno ripercussioni sul piano nazionale? Sì e no.
Sì, perché fotografano, anche se sul piano territoriale, un trend ormai irrefrenabile, che riguarda l’Italia e non solo.

No, perché i partiti, come al solito, faranno finta di niente, dicendo che si tratta unicamente di incidenti di percorso.

Alto-Adige. Innanzitutto, non c’è stata la temuta emorragia di elettori (ha votato il 73% dei cittadini), segno che quando i protagonisti dell’offerta politica, in qualche misura, riescono ad interpretare i bisogni e le aspirazioni del popolo, la partecipazione è naturale.

Poi, nell’ex provincia asburgica, si è assistito al funerale del centro-destra e del centro-sinistra (la fine del vecchio bipolarismo). Un avvertimento per le prossime elezioni europee che, come noto, si svolgeranno col sistema proporzionale.

Forza Italia non esiste più: dalle politiche del 2018 (5,1%) è scesa all’1,2%. Berlusconi redivivo dovrebbe interrogarsi sulla fine di un ciclo, sul suo partito che ha perso la spinta propulsiva e sulla collocazione geografica degli azzurri, che oscillano tra uno schieramento morto e sepolto (nostalgia del centro-destra), la richiesta inutile alla Lega di tornare all’ovile e lasciare gli alleati pentastellati, e la paura di sparire e quindi, l’ipotesi salvifica di un nuovo partito unico a guida leghista.

Fratelli d’Italia, col suo 2%, rischia di rimanere spiazzato tra l’egemonia sovranista della Lega e la nostalgia dello schieramento del 1994, quando An (la madre di Fdi) aveva un ruolo. Anziché consolarsi Giorgia Meloni dovrebbe chiarirsi le idee: essere primi o secondi di una coalizione fantasma, ha un senso?
Il boom della Lega non fa quasi più notizia: il 11% che dimostra un grande effetto-governo, al di là delle analisi pessimiste e interessate delle opposizioni.

L’arretramento dei grillini (2,7%), invece, fa pensare. Anche se, ha giocato il ruolo di un importante fuoriuscito (Kollensberger), col suo 15,2%.
Non fa notizia nemmeno lo stato comatoso del Pd, finito al 4,4%. Evidentemente l’incapacità di recuperare una linea politica credibile, uscendo dall’arroganza, dal pregiudizio, dagli schemi passati (xenofobia, razzismo, fascismo etc, quando governano i nemici, da Berlusconi a Salvini), l’eccessiva divisione dei candidati delle primarie, orfani di Renzi (Minniti, Zingaretti, Boccia e soci), pesano eccome sull’elettorato.
Infine, a prevalere è stato “l’effetto-Baviera”: un Sudtiroler che regge (41,9%) e che farà da apripista ad un governo di coalizione con la Lega.

Il Trentino ha appalesato l’altra faccia della stessa medaglia.
Anche se la Lega, abbandona il polo sovranista-populista governativo (con i grillini), e si presenta dentro il centro-destra tradizionale, vince e sbaraglia gli alleati (cosa che farà se ritorna all’ovile tanto desiderato da Berlusconi): la vittoria plebiscitaria di Maurizio Fugatti (al 47% con la Lega al 27,1%) è emblematica. Come è significativo, al contrario, il risultato deprimente di Fi (2,8%) e Fdi all’1,4%. I grillini qui, con Filippo Degasperi, arrivano al 7,2%, e il centro sinistra, abbandona Giuseppe Tonini al 25%, col Pd al 13,9% e tante altre liste civiche che raggiungono complessivamente il 10% (Renzi ha ragione a lanciare nuovi comitati civici?).

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