Desirée e i tanti Bronx italiani: politica, criminalità, immigrazione, droga, cultura

Politica

Il dramma assurdo di Desirée (che ricorda disperatamente quello di Pamela), sedicenne drogata, stuprata e uccisa, da quanto sembra, da senegalesi, in un’area degradata, di quello che sta diventano uno dei tanti Bronx romani (il quartiere San Lorenzo), richiama a cascata tanti altri problemi. Tutti gravissimi e allarmanti.

C’è il tema della sicurezza che nelle grandi città sta sfuggendo di mano alla politica. E il sindaco Raggi, relativamente ai suoi poteri, non sta gestendo il fenomeno in modo efficace (vigili, ordinanze, polizia municipale). Dal sindaco alla politica nazionale: non ci possono essere zone del nostro Paese a sovranità limitata, dove la Polizia, con pochi mezzi e uomini, non può intervenire e agire concretamente. Quando non addirittura viene costretta ad allontanarsi, a scappare, di fronte a complicità aberranti. Il prossimo decreto-Sicurezza, dovrebbe rappresentare il punto di discontinuità rispetto al passato. Speriamo.

C’è, poi, l’emergenza di un’immigrazione che sta toccando punti di non ritorno. Inizia a controllare intere aree delle città, radicandosi territorialmente, bypassando le leggi, occupando abusivamente le case e integrandosi, questo sì, con il traffico della droga (grazie all’ausilio e l’appoggio degli operatori del business dell’accoglienza, che va dalla criminalità, agli appartamenti, agli ingressi negli stabili adibiti a centri sociali).
In queste zone degradate e pericolose non basta più l’invocazione e l’appello all’accoglienza sostenibile, ci vuole tolleranza zero, per i clandestini: gli immigrati irregolari, e quelli che delinquono vanno espulsi e basta.

C’è il fallimento della cultura liberal e radical, che ha tentato di disegnare (le periferie virtuose) una società che non esiste, solamente ideologica, astratta, scritta dal caldo di quartieri benestanti e salotti chic del centro. E’ il mito del cosmopolitismo, del cittadino del mondo, della società multirazziale, multiculturale, condita di buonismo e compassione per l’umanità, che si è tradotta in tolleranza verso tutto, indulgenza verso i reati, indifferenza sostanziale, e che, numeri e dati, al contrario dell’integrazione, ha prodotto quartieri-ghetto, dove le comunità di migranti si sono rafforzate in enclave etniche, anziché entrare in processi di legalizzazione.

Una cultura che ha prodotto la sua reazione: paura, rabbia, indignazione degli italiani. E che si è riversata verso l’offerta politica soprattutto della Lega.
C’è il tema di una magistratura che deve cambiare registro, altro che continuare a emettere sentenze sulla strada di un garantismo sbracato, interpretando sempre in modo pedagogico e progressista la legge. Un esempio? Il disagio sociale, considerato un attenuante in molte sentenze, a proposito di migranti che commettono reati (come l’occupazione abusiva di case), a differenza degli italiani che invece, non hanno mai goduto degli stessi benefici.

Infine, c’è il pianeta-droga che sta affliggendo e distruggendo un’intera generazione (che naturalmente è collegato alla criminalità, al degrado ambientale, all’immigrazione clandestina, alla crisi economica), ma anche al degrado delle famiglie. All’assenza di valori.
Desiré ha scelto di divertirsi a San Lorenzo. E questo, senza demonizzare un quartiere che ha ovviamente anche aspetti positivi. Perché ha scelto questo quartiere e non altri? Perché a San Lorenzo c’è lo spaccio, ci si sballa, c’è la movida. Interrogarsi pure sullo stile di vita dei giovani è importante. Sugli effetti di modelli che non possono essere normati o relativizzati.
Nessuno nega il diritto dei giovani e non solo, a divertirsi, ma il mix solitudine, droga, alcol, criminalità, porta a troppe zone d’ombra, dove intervengono quasi sempre attori di morte, speculatori, violenti e sbandati. E i deboli e i fragili, come Desirée finiscono per diventare gli agnelli sacrificali.
Un’indagine e una riflessione sul ruolo delle famiglie, della società, della scuola, delle istituzioni, va fatta. E ogni diretto interessato deve assumersi le proprie responsabilità storiche.
La risposta non può essere la liberalizzazione delle droghe, né la contestazione organizzata dai centri sociali contro Salvini, come se il tema fosse Salvini e non Desirée; come se il tema fosse chi denuncia i problemi e non i problemi stessi.

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