Desirée, parla Zecchi: “Droga in classi sociali alte abbassa il livello di guardia”

Interviste

La tragica fine di Desirée Mariottini, la 16 di Cisterna di Latina trovata morta in uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo di Roma, uno dei tanti supermarket della droga, ha riacceso i riflettori su due aspetti inquietanti della società; la crisi dei valori nella generazione adolescenziale sempre più social e sempre meno educata al pericolo e alle insidie della vita reale, e il degrado urbano delle principali città italiane. Due elementi che, forse mischiandosi insieme, hanno creato le condizioni di una simile tragedia. Un’adolescente finita nelle mani di predatori, forse immigrati irregolari stando alle risultanze delle prime indagini, che dopo averla drogata, hanno abusato sessualmente di lei per poi ucciderla. Ma perché Desirée si era recata in quel luogo sottovalutando i rischi elevati che avrebbe potuto correre? Lo Speciale ne ha parlato con Stefano Zecchi, scrittore, giornalista e ordinario di Estetica all’Università degli Studi di Milano.

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Qual’è il primo pensiero che le viene in mente di fronte al grave episodio di cronaca nera che ha avuto per vittima la 16enne Desirée?

Il primo pensiero è molto disarmante e malinconico. Purtroppo di queste vicende si parla, e diventano casi di cronaca di cui tutti si vogliono occupare, solo quando la porta della stalla è stata aperta e le mucche sono ormai scappate. Se questa ragazza non fosse stata uccisa in modo così crudele, la società avrebbe tranquillamente continuato a disinteressarsi di lei e di tanti altri adolescenti che rischiano di ritrovarsi nella sua stessa drammatica situazione. La seconda considerazione che emerge in modo chiaro è la totale assenza di controllo sulle nostre periferie degradate, e dove c’è degrado inevitabilmente cresce la violenza. Se non si riesce a controllarla attraverso la forza pubblica può capitare di tutto. Le nostre città sono oggi molto spesso peggiori della giungla. Non si è mai pensato ad esempio di rivalizzare le periferie offrendo loro un vero senso di bellezza, le si è trattate sempre unicamente come un luogo da sfruttare”.

Una volta a scuola si insegnava che la droga era pericolosa e che fosse necessario stare lontano da chiunque la offrisse. Oggi a cambiare la mentalità e a portare tanti adolescenti a sottovalutare i rischi, non è intervenuta anche una narrazione opposta che ha finito con il far credere che drogarsi alla fine sia quasi un diritto?

Bisogna capire la vera causa di questa sottovalutazione, senza nascondersi dietro un dito. Prendiamo il caso della cocaina. Questa oggi è una droga del businessman ed è quasi drammaticamente legittimata da una classe imprenditoriale ricca, e spesso anche colta, che ne fa uso per aumentare le sue prestazioni professionali. La sottovalutazione del pericolo è la causa forse peggiore di cui non si discute abbastanza. E non se ne parla proprio perché la cocaina è la droga dei salotti buoni”.

Anche la politica ha le sue responsabilità nel momento in cui si ostina a promuovere la legalizzazione della cannabis e delle altre droghe cosiddette leggere?

La politica è il terminale delle decisioni che diventano legge attraverso il processo democratico. Si possono fare però tutte le leggi che si vogliono, ma se poi uno ha un’educazione e una formazione adeguata, è sempre la persona al centro delle decisioni.  Con o senza leggi. Ho un figlio adolescente, e a me sinceramente interessa molto poco che il Parlamento faccia una legge rispetto ad un’altra. Ciò che conta è l’educazione che sono capace di trasmettergli io. Se si arriverà a legalizzare le droghe, queste non saranno mai legalizzate in casa mia. Poi certo, il livello dell’attenzione si abbassa anche perché troppe volte si accettano posizioni solo apparentemente liberali. Questo fa parte però di una dialettica politica del tutto legittima, all’interno della quale ovviamente io ho il diritto di non condividere certe posizioni. Oggi assistiamo al paradosso di una vita democratica messa in discussione da chi non accetta le regole della democrazia. Se c’è una maggioranza eletta, questa ha tutto il diritto di governare senza essere ogni giorno condannata moralisticamente. Io posso non essere d’accordo con la legalizzazione delle droghe leggere, che poi tutto sono meno che leggere, ma se poi questa maggioranza dovesse decidere di procedere in tal senso, non ci resta altro da fare che proporre una comunicazione diversa che porti poi democraticamente a cambiare quella maggioranza e a rivedere certe scelte. Ma ripeto, prima di tutto viene l’educazione che una persona riceve in casa propria”.

Come si spiega il fatto che oggi certe situazioni di degrado, un tempo tipiche delle periferie, si siano spostate in maniera così dirompente nel centro delle grandi città?

Ritorna quello che ho detto prima. Le classi sociali alte e colte, sono portate a spingere l’acceleratore nel campo delle proprie prestazioni anche con il ricorso all’assunzione delle droghe. Non mi intendo molto di sostanze stupefacenti, ma vedo con evidenza che questo male oscuro non è poi così oscuro, visto che c’è una sconcertante disinvoltura nell’assunzione di cocaina nelle classi alte della nostra società. E queste non vivono in periferia dove arrivano invece i cascami di questa situazione. Cascami che poi sono drammatici. Io conosco tante situazioni che spesso e volentieri vengono raccontate in televisione alla stregua di banali malori  o principi di infarto. Poi si scopre che magari quel tizio aveva esagerato con la coca. E badi bene che in certi ambienti altolocati ci si salva con facilità. Diversamente in periferia, dove spesso e volentieri c’è chi ci rimette la pelle, oppure finisce nelle grinfie di questi spacciatori che poi arrivano pure a violentare ed uccidere. C’è una forte differenza sociale nell’assunzione di droghe e questo porta ad un abbassamento del livello di guardia, perché chi dovrebbe tenerlo alto ha interesse a non parlarne e a nascondere i rischi. Vedo tanta ipocrisia anche in televisione come se tutto cascasse dal cielo e ognuno sia vittima di un destino cinico e baro”. 

 

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