Tap. 5Stelle di lotta contro 5Stelle di governo. E Conte in mezzo

Politica

Condividi!

Ormai il braccio di ferro tra Lega e 5Stelle sta raggiungendo livelli inaspettati fino a poche settimane fa. All’inizio si trattava di fibrillazioni eterodirette (dall’esterno, dal Colle, dall’opposizione alla frutta, e da qualche esponente interno, con la smania di apparire, farsi conoscere). Fibrillazioni subito ricucite dall’oggettivo feeling che i due Dioscuri (Salvini e Di Maio) hanno, o almeno avevano.

E comunque, roba irrilevante, innocua, al massimo per calibrare meglio gli equilibri della maggioranza. Si pensi alle preoccupazioni laiciste del sottosegretario Spadafora sui diritti civili, che “potrebbero tornare indietro”, e le dichiarazioni del ministro della Famiglia sull’unica famiglia vera, quella naturale.

E le opposizioni, al massimo tentavano qualche recupero, utilizzando vecchi schemi: Fi a destra, con continui, quanto inutili richiami a Salvini sull’importanza di seguire il programma elettorale del 4 marzo, di uno schieramento, il centro-destra che fu, ormai finito. Al massimo, il Pd (una sua parte) ipotizzava scenari collaborazionisti con i grillini su argomenti considerati troppo di destra: chiusura dei porti alle navi Ong, rapporto belligerante con la Ue, legittima difesa.
Ma erano, come detto, fibrillazioni, modeste. Facilmente ricomponibili, più virtuali, mediatiche, da marketing, che concrete.

Poi, tutto è diventato più pesante con la Manovra. Con i conti e le coperture: reddito di cittadinanza, flat tax, superamento della Fornero. Soldi da dare e da togliere. E qui è stato l’inizio del duello “fisico”. Un duello vero, non solo legato ai rispettivi dna, ma miccia e viatico per le rispettive opposizioni intestine: Di Maio ha il problema della sua sinistra e Salvini ha il problema di chi vuole, pensa e spera, di ricondurlo nel centro-destra modello-Silvio.
Dal duello alla guerra. La manina è stata l’apripista di una vera conflittualità basata su sospetti e veleni (la regia di Giorgetti), che pur se ricomposta, grazie all’azione dell’arbitro, primus inter-pares Conte, ha lasciato postumi non da poco.

E questo fine settimana tutto è di nuovo esploso: Tav, Tap, la rivolta dei cittadini di Melendugno, raggiunti da una lettera riparatrice del premier: “Prendetevela con me, non con i 5Stelle”.
Una cosa è certa, il Movimento di lotta era contro tutto (no tav, no tap, no vax), il Movimento di governo sembra rimangiarsi tutto.

E stavolta la base si è ribellata. Pazienza fare il governo con i leghisti, pazienza essere molto duri con i migranti e i delinquenti (il decreto Sicurezza); pazienza ripartire da una politica pubblica per quelle infrastrutture da sempre bocciate e bloccate (la sindrome Olimpiadi) dai pentastellati; ma addirittura avviare i lavori della Tap, è troppo.

I militanti 5Stelle non ce l’hanno fatta: bandiere e tessere bruciate. Minacce ai dirigenti centrali: “I leghisti fanno la loro parte, noi stiamo abdicando su ogni argomento nostro”.
Debole la difesa del ministro per il Sud Lezzi: “Si tratta di una procedura già chiusa dal precedente governo”.
La classica giustificazione politichese? O la realtà che vince l’ideologia

Tagged