Abusivismo, il condono storico e quello ‘politico’. Da Craxi in poi

Politica

L’Apocalisse durerà. Non solo a livello meteorologico, visto che il maltempo continuerà ad imperversare nelle nostre città nelle nostre coste e nelle nostre montagne, anche nelle prossime settimane. Ma anche e soprattutto a livello di classe dirigente. Un’Apocalisse storica, climatica e politica.

Proprio in queste catastrofi, come quelle che hanno colpito il Veneto, la Sicilia, la Liguria e non solo, si vede infatti, l’incrocio tra politica, incultura italiana e amministrazione del territorio.
Tre elementi che insieme fotografano un’Italia che trascina con se, da sempre, problemi, storture, incompetenze ataviche e corruzione.

Da una parte, c’è l’incuria e l’inciviltà di cittadini che ritengono normale costruire le proprie abitazioni abusive sul greto dei fiumi, o a ridosso dei boschi; l’inciviltà di geometri o presunti ingegneri che disegnano, progettano tali case, e l’inciviltà di sindaci e assessori, nonché tecnici comunali, che concedono tali permessi, o chiudono gli occhi di fronte ad ordinanze di sgombero e di demolizione.

E il motivo è semplice, il consenso elettorale in primis, dei sindaci, si ottiene promettendo impunità sull’abusivismo che riguarda, ad esempio, il 70% delle nostre coste.

Dall’altra, c’è una classe politica che dalla Dc a Craxi, da Berlusconi a Renzi, fino ai grillini, è stata ed è ambigua, o pare, sul tema. Fa condoni che dal punto di vista mediatico e pedagogico sono quanto di più diseducativo esiste, dal punto di vista civico e civile.

La Dc si è servita del condono per legittimare l’italiano “fai da te”; i socialisti per ricavare quattrini, Berlusconi per incapacità di trovare altre strade fiscali; Renzi per sanare situazioni ingovernabili, e adesso Di Maio e soci, attribuiscono le responsabilità delle catastrofi ai precedenti governi, e su Ischia fanno pericolosi distinguo: concedendo tempo agli isolani per valutare caso per caso (è legale l’abusivismo di necessità?), creando la scontata reazione indispettiva dei siciliani che si aspettano dal governo la medesima decisione.

La verità è che c’è una classe dirigente incapace, velleitaria e demagogica.
L’unica alternativa concreta, a questo punto, è rafforzare lo Stato, la sua autorità e la sua indipendenza amministrativa e istituzionale dalla politica. Specialmente per scelte emergenziali come quelle legate al maltempo e ai suoi danni.
Solo lo Stato può restituire agli italiani un senso civico, e agire velocemente sul territorio (altro che decentramento, altro che Regioni sovrane), evitando di restare impastoiati tra cementificatori selvaggi ed ecologisti ideologici, che dicono sempre di no, col risultato che nessuno pulisce i boschi, draga gli argini, libera i tombini, cura le infrastrutture e le periferie cittadine (a cominciare dal Sud).

Le demolizioni vanno fatte, e solo il Prefetto può attivarle (sottraendo la competenza ai sindaci), senza limiti psicologici e interessi elettorali. L’abusivismo è un problema nazionale, non può essere gestito da politici “abusivi”.

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