Mario Biondo, parla Bruzzone: “Ma quale suicidio. Svolta più vicina”

Interviste

E’ stata riesumata la salma di Mario Biondo, il cameraman trovato impiccato nella sua abitazione di Madrid nel maggio del 2013 dove viveva con la compagna, nota conduttrice della tv spagnola. Il sostituto procuratore generale di Palermo Domenico Gozzo, che ha avocato l’inchiesta sul decesso dopo la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, ha disposto una nuova autopsia per far luce su quello che è stato definito un suicidio, ma che presenta molti dubbi al riguardo. I genitori dell’uomo non hanno mai creduto a questa ipotesi, supportati da tutta una serie di elementi che a loro giudizio porterebbero ad avvalorare la pista dell’omicidio. Lo Speciale ne ha parlato con la criminologa Roberta Bruzzone, che in questa vicenda è anche consulente della famiglia Biondo.

Nuova autopsia sul corpo di Mario Biondo. L’ipotesi dell’omicidio dunque sta prendendo sempre più quota?

“Sussistono troppe anomalie per poter liquidare questo caso come un suicidio: a giudizio della famiglia e mio personale, non torna proprio nulla. Non tornano le condizioni mentali di Mario che al momento del gesto era serenissimo e aveva progetti concreti a breve e medio termine. Prima di morire aveva chattato con la sorella, manifestando tutta la sua gioia per l’imminente visita dei genitori nella sua casa a Madrid ed evidenziando uno stato di assoluta tranquillità. Poi altre vistose anomalie riguardano il ritrovamento del corpo e le difficoltà di reperimento delle relative fotografie, per ottenere le quali è stata necessaria una rogatoria internazionale. Tutto questo ha fatto nascere nei familiari tanti legittimi sospetti”.  

Ma chi poteva volere Mario morto e perché? Aveva scoperto qualcosa di grosso o aveva pestato i piedi a qualcuno? O cosa?

E’ prematuro in questo momento fare delle ipotesi di natura investigativa, anche se i sospetti al riguardo non mancano. Attendiamo l’esito di questo nuovo accertamento fortemente voluto dalla famiglia e fortemente rincorso in questi anni per sanare tutta una serie di lati oscuri. Una volta che avremo in mano gli esiti di questa terza autopsia, allora si potrà entrare nel dettaglio delle ipotesi investigative e muovere i passi conseguenti. La Procura generale per altro è perfettamente al corrente dei sospetti della famiglia. E’ giusto però in questo momento lasciar lavorare gli inquirenti”. 

Quali sono gli elementi che a suo giudizio porterebbero ad escludere l’ipotesi del suicidio accettata in un primo tempo?

“Innanzitutto la massiccia attività di cancellazione di dati da tutti i dispositivi elettronici di Biondo, soprattutto la rimozione di immagini dal computer, oltre a tutta una serie di accessi di natura informatica negli strumenti dell’uomo nel periodo immediatamente successivo alla sua morte. Cosa c’era di così importante in quel computer? Cosa c’era di tanto sconvolgente da richiedere un’attività di accesso e rimozione dati di questo genere per altro non autorizzata? Queste sono tutte informazioni che sono state evidenziate dall’indagine informatica sui dispositivi di Mario”.

Perché dunque la Procura aveva richiesto l’archiviazione?

“Guardi, la Procura di Palermo ha svolto un ottimo lavoro e da questo punto di vista nessun rilievo può essere mosso agli inquirenti. Evidentemente ha ritenuto convincente la valutazione tecnica del consulente che si è indirizzata verso l’ipotesi del suicidio. La famiglia ha poi chiesto l’avocazione alla Procura generale che ha avuto esito positivo e ora sarà questa a procedere”. 

Il suicidio secondo lei è da escludere senza ombra di dubbio, o potrebbe comunque restare un’eventualità?

“Alla luce delle risultanze disponibili, del posizionamento del corpo, delle circostanze in cui questo presunto suicidio sarebbe maturato, dello stato mentale di Biondo, sono propensa ad escludere questa eventualità. La escludo perché mi baso sulla meccanica dei fatti prima che sulla dinamica. Mario si sarebbe impiccato nella stanza dove c’era una libreria molto sottile e all’interno della quale erano disposti una serie di oggetti molto leggeri. Ebbene nulla si è mosso là dentro. Non c’era nemmeno un suppellettile rovesciato o un libro apparentemente spostato. Ciò sta a significare che questo tipo di decesso, che comunque comporta delle convulsioni anche abbastanza poderose, sarebbe avvenuto con la sostanziale immobilità del corpo di Mario. Il che dal punto di vista medico-legale è quanto meno improbabile”.

C’è quindi fiducia a questo punto da parte dei familiari? Svolta più vicina?

Alla famiglia interessa innanzitutto chiarire come è morto, perché al momento sono accadute troppe cose che hanno reso molto difficile credere al suicidio. Un ragazzo di trent’anni pieno di vitalità, di energia, di progetti per il futuro, con una situazione assolutamente favorevole certificata fino a pochi minuti prima della morte dai messaggi inviati alla sorella, non può togliersi la vita così, senza una ragione. Anche la storia del presunto consumo di stupefacenti che sarebbe avvenuto in un locale poco prima della morte è tutto da provare, perché al momento non c’è alcun concreto riscontro. Le analisi disposte all’epoca dal medico legale spagnolo hanno destato molte perplessità. Si parla di cocaina rilevata dalle urine, ma quando il corpo è stato riesaminato a Palermo la prima volta, la vescica è risultata integra. La cocaina dunque dove è stata presa? La Procura generale ha, non a caso, disposto anche un esame tossicologico per comprendere se Biondo fosse realmente un consumatore di cocaina e ne avesse fatto abbondante uso quella sera. Senza dimenticare che difficilmente il consumo di cocaina si può conciliare con un suicidio. Sotto questo profilo l’ipotesi sarebbe addirittura ancora meno plausibile. Forse ci stiamo avvicinando alla verità e da questo punto di vista sono molto fiduciosa”.

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