Dl Sicurezza, Becchi: “Di Maio sempre in bilico. Salvini saggio su prescrizione”

Interviste

Il Decreto Sicurezza è stato approvato dal Senato con il ricorso al voto di fiducia. Salvini ha incassato dunque il primo sì al cavallo di battaglia della Lega. La crisi di governo sembra ora superata, dopo che nel vertice di ieri sera a Palazzo Chigi è stato raggiunto anche un accordo sulla prescrizione. In pratica nel Decreto Anticorruzione sarà inserito l’emendamento riguardante lo stop dopo il primo grado di giudizio, ma la norma entrerà in vigore fra un anno all’interno di una riforma complessiva del sistema penale. Nel M5S comunque si è registrata una frattura sul Dl Sicurezza con cinque senatori che non hanno partecipato al voto. Insomma reggerà davvero questa alleanza? Lo Speciale ne ha parlato con il filosofo Paolo Becchi che ha appena pubblicato da Sperling & Kupfer il nuovo libro intitolato Italia Sovrana.

Passa il Decreto Sicurezza con il ricorso al voto di fiducia e Salvini esulta parlando di straordinario successo della Lega. Ma il Governo ha traballato con cinque senatori M5S che non hanno partecipato al voto. Che significa? 

Significa che Salvini ha vinto incassando il Decreto Sicurezza che è stato sin dalla campagna elettorale il cavallo di battaglia della Lega. Significa che il M5S esce indebolito, come dimostra la defezione dei cinque senatori dissidenti che conferma ancora una volta come Di Maio non sia in grado di controllare i suoi gruppi parlamentari. Si tratta al momento di una pattuglia irrilevante, ma il segnale è comunque preoccupante per lui. Perché sappiamo tutti che Roberto Fico è in disaccordo con la linea del vicepremier e che Di Battista sta scaldando i muscoli. Ora bisognerà capire cosa deciderà il collegio dei probiviri sui cinque dissidenti”.

Il voto di fiducia ha rafforzato o indebolito il Governo?                          “Ha rafforzato il Governo ma non certamente i 5Stelle che hanno fatto del dibattito parlamentare il loro punto di forza. Far passare determinati provvedimenti con il ricorso al voto di fiducia contraddice tutti quei principi di trasparenza e di democraszia finora sbandierati. Ricordiamo tutti cosa dicevano i pentastellati quando a mettere la fiducia era Renzi. Il M5S delle origini non esiste più e ormai può essere considerato un partito come tutti gli altri”.

L’accordo raggiunto sulla prescrizione è una vittoria della Lega che chiedeva una riforma complessiva del processo penale, o del M5S che invece aveva puntato i piedi sulla sospensione dopo il primo grado?

“Parlerei in questo caso di un pareggio, perché entrambi possono vantare di aver portato a casa il risultato. Stavolta è stata raggiunta una perfetta sintesi. La norma sulla prescrizione sarà approvata subito con il Decreto Anticorruzione ma entrerà in vigore fra un anno con la riforma del processo penale. Contento Bonafede e soddisfatto Salvini. Fino alle elezioni europee tuttavia il governo resterà in carica. Salvini alla fine ha fatto una scelta di convenienza. Ha capito che era meglio portare a casa l’uovo oggi, ossia il Decreto Sicurezza, accettando la gallina domani, cioè la prescizione. Diciamo che hanno salvato capra e cavoli”.

Il M5S però sulla prescrizione ha rischiato di giocarsi la faccia, di fronte ad una Lega che sembra interessata soltanto a portare a casa i propri obiettivi a scapito dell’alleato?

“A Salvini interessa arrivare alle elezioni europee e la prescrizione in questo momento è l’ultimo dei problemi in agenda. Sarebbe stato assurdo far saltare il governo per un problema che, al momento agli italiani interessa davvero molto poco. La Lega ha capito che non era il caso di andare allo scontro su questo punto e ha ceduto. Anche perché un anno è lungo e tante cose possono cambiare. Ciò che tuttavia non è ammissibile è barattare la prescrizione con la sicurezza. Perché la sicurezza è un’emergenza per il nostro Paese, la prescrizione no. Anche questo è un segno di debolezza del M5S che sembra inseguire temi di natura più ideologica che reale”.

Le elezioni di medio termine in Usa potranno in qualche modo influire sul voto europeo? C’è chi legge il successo dei Democratici che hanno conquistato una Camera come il segno che il sovranismo inizia a perdere terreno. E’ così?

Trump ha ottenuto un risultato incredibile perché in passato queste elezioni hanno sempre segnato la sconfitta dei presidenti in carica. Invece in questo caso Trump avrà difficoltà nei rapporti con la Camera ma si è rafforzato in Senato dove passano le questioni più importanti a livello internazionale. Il Presidente da questo punto di vista è oggi ancora più forte. E’ indebolito soltanto per ciò che concerne la politica interna. Tuttavia non credo che questi risultati potranno contenere l’avanzata dei sovranisti. Il messaggio da recepire penso invece sia un altro”.

Ossia?

Che le forze sovraniste in Europa devono camminare con le proprie gambe. Ho grande rispetto per ciò che ha fatto Steve Bannon negli Usa ma è bene se ne resti dove sta. I sovranisti europei non devono essere manovrati da nessuno. Sono convinto che le prossime elezioni sanciranno una netta vittoria dei movimenti che si richiamano al sovranismo, portando ad un definitivo superamento della tradizionale alleanza fra popolari e socialisti in favore di un’alleanza tutta da inventare fra popolari e populisti. Un processo che ritengo irreversibile”.

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