Gay. Pisa style: “L’educazione dei minori resti di competenza delle famiglie”

Politica

Il lavoro culturale di famiglie, professionisti e associazionismo sta ottenendo i primi risultati. Dopo Verona città della vita, è Pisa città della libertà educativa. 

“L’educazione dei minori – afferma il vicesindaco di Pisa Raffaella Bonsangue – deve restare di competenza delle famiglie. La fragilità dell’infanzia e dell’adolescenza non può e non deve essere turbata da pregiudiziali ideologiche da cui i bambini devono rimanere immuni per crescere sereni e conquistare la maturità nella piena e libera contezza di sé. Gli orientamenti e le condotte sessuali sono e devono rimanere un fatto privato e frutto di una scelta adulta”

Cosa è successo?

La giunta comunale di Pisa ieri ha receduto dall’accordo tra Regione Toscana ed enti pubblici locali della Toscana che avevano aderito a Ready, Rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni anti discriminazioni che ha il compito di promuovere il confronto e la massima integrazione delle politiche di inclusione sociale per le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans gender e intersessuali.

Il motivo è che sarebbero venute meno le motivazioni per l’adesione all’accordo e che non sembra “più opportuno proseguire in continuità con gli accordi presi dalla precedente amministrazione”.

Ma la decisione ha i suoi costi. Vanno restituiti i 2.800 euro stanziati dalla Regione per ogni Comune aderente, per la presentazione del programma di attività ‘Ready for visibility‘. La decisione ha portato Arcigay a promuovere per domani un presidio di protesta, alle 16 sotto la sede del Comune, “contro l’omo-bi-lesbo-trasfobia della nuova Amministrazione”.

Insomma chi decide che ad educare siano le famiglie è sempre colpevole di omofobia? E’ così epr chi sostiene Arcigay. Protesta anche la consigliera regionale del Pd Alessandra Nardini che annuncia anche che porterà la questione in Consiglio regionale. “Sindaco hai scelto da che parte stare: quella della discriminazione. Traditi gli elettori che ti credevano un moderato”, è il suo commento.

Ma la realtà è più semplice, è che nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 26) si dice chiaramente: “I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”. E nella Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 14): “Lo Stato, nel campo dell’educazione e dell’insegnamento deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”. Per non parlare della Costituzione Italiana che riconosce solo ai genitori “il diritto – dovere di istruire i propri figli” (art. 30), strettamente collegato con la libertà di pensiero e di coscienza.

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