Libia, parla Totolo: “A Palermo ha vinto Conte. Perché oggi l’Italia è più forte”

Interviste

Si è conclusa con la foto della stretta di mano tra l’uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, e il capo del governo di unità nazionale Al Sarraj davanti al premier italiano Conte, la Conferenza sulla Libia di Palermo. Alla fine, nonostante per tutta la giornata di ieri era sembrato che il vertice rischiasse di fallire con l’assenza del generale Haftar la cui presenza è stata in forse fino all’ultimo minuto, la conferenza c’è stata con tanto di disgelo fra i due antagonisti che hanno ribadito la volontà di arrivare ad una stabilizzazione del Paese. L’Italia è tornata protagonista sulla scena internazionale? Lo Speciale lo ha chiesto a Francesca Totolo, collaboratrice de Il Primato Nazionale ed esperta di immigrazione.

La conferenza di Palermo è stata un successo dell’Italia? Grazie a Conte il nostro Paese è davvero tornato protagonista nella risoluzione della questione libica?

“Direi che siamo in presenza di un ottimo risultato al netto dei tanti gufi che tifavano per un fallimento del vertice. Invece Conte ha incassato un discreto successo diplomatico, facendo incontrare i due leader libici e sancendo l’inizio di un serio percorso di pacificazione, ben suggellato da quelle due mani tenute unite proprio dal nostro premier. Certo, ci vorranno anni prima che la Libia possa essere pacificata visto che si tratta di mettere d’accordo 147 tribù. Soltanto Gheddafi era riuscito a farlo, ma le premesse per una buona riuscita dell’operazione oggi ci sono tutte”.

Per l’Italia quali prospettive si aprono?

“All’Italia interessa una Libia pacificata, soprattutto per far fronte al problema dell’immigrazione, a differenza della Francia che ha unicamente interessi economici. Gheddafi fu tolto di mezzo per volontà dei francesi, che avevano l’esigenza di bloccare il progetto della moneta panafricana sponsorizzata dall’ex dittatore e legata al dinaro d’oro libico che avrebbe messo in serio rischio la sopravvivenza del franco coloniale. Il nostro interesse è invece comune a quello dei libici ed è quello di fermare le ondate migratorie provenienti dall’area sub sahariana, anche se negli ultimi tempi le rotte si sono spostate sul Marocco e la Spagna. Diciamo che con i libici i nostri interessi sono convergenti”.

C’è chi dice che l’Italia per avere una Libia stabilizzata farebbe meglio a puntare su Haftar piuttosto che su Sarraj? Condivide?

“Non sta a noi stabilire il destino del popolo libico. L’Occidente deve favorire la pacificazione ma poi devono essere i libici a decidere da chi essere governati con libere elezioni. Sarebbe un errore entrare a gamba tesa nelle decisioni o imporre scelte dall’esterno. Noi come Italia stiamo dando un contributo importante alla pacificazione riacquisendo un ruolo di primo piano che negli ultimi anni ci era stato rubato. Stiamo gettando le basi perché la Libia torni unita secondo la volontà e il volere del popolo libico, non quello dell’Europa e dell’Occidente. Adesso il nostro Paese sta tornando protagonista a livello internazionale con un rapporto privilegiato tanto con la Russia di Putin che con l’America di Trump che guardano a noi come interlocutori di primo piano. Scusate se è poco”. 

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