Brexit, cosa c’è dietro l’accordo suicida della May. I nodi da sciogliere

Politica

Vediamo quanti nodi del suo accordo per lasciare Bruxelles, la premier conservatrice inglese Theresa May non ha risolto, anche se dice di averlo fatto. Leggiamoli insieme.

Primo Capitolo “Irlanda del Nord”: la Ue intendeva evitare che tornasse un confine chiuso tra l’Irlanda comunitaria e l’Irlanda del Nord extracomunitaria, dopo la vittoria della Brexit lo scorso 23 giugno 2016. Mentre il Regno Unito voleva evitare qualsiasi differenziazione tra Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito dopo l’uscita dalla Ue. Morale, ha vinto la Ue: verranno previste delle clausole di salvaguardia speciale per l’Irlanda del Nord.

Secondo capitolo. La Ue chiedeva che il Regno Unito pagasse 40 miliardi di sterline per far fronte agli obblighi già assunti in quanto Stato membro della Ue. Mentre il Regno Unito pretendeva di pagare solo 10 milioni, un cifra ritoccata a 25 miliardi per rispondere alle richieste europee. Morale, con l’accordo sottoscritto dalla May, il Regno Unito pagherà ugualmente 40 miliardi.

Terzo capitolo. La Ue chiedeva che il compito di garantire i diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito legati al diritto comunitario rimanesse alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Mentre il Regno Unito voleva la piena autonomia. Morale, la supervisione legale rimarrà alla Corte di Giustizia Europea per un periodo transitorio.
Più che un accordo sembra un cedimento su tutta la linea che premia la strategia di svuotamento dall’interno degli eurocrati.

Di quale accordo si tratta? Per i fautori della Brexit è un compromesso inaccettabile, un pegno eccessivo pagato alla Ue che si vanta di aver visto un’Inghilterra che “lascerà la Ue ma non l’Europa”. Per i contrari alla Brexit, è il segno di un fallimento, la prova che il voto del 2016 è stato un errore. E che bisogna tornare alle urne.
Ora la May sta vacillando. Gli unionisti protestanti di destra dell’Irlanda del Nord, grazie ai quali il governo conservatore ha i numeri per andare avanti, hanno fatto sapere che non voteranno questa truffa. E dentro il partito conservatore, un buon terzo ha sfiduciato la May e vuole un altro capo, tipo Boris Johnson, un estremista.

E dietro le quinte Farage col suo Ukip è pronto per riprendere la bandiera della Brexit pura e dura.
Una cosa è certa, ai Comuni la May non ha i seggi necessari per tirare avanti e quindi, è quasi certo che il suo accordo non passerà, sarà bocciato.
E cosa succederà? Cadrà il governo, e i conservatori sceglieranno un nuovo premier e magari annulleranno il lavoro della May, abbandonando la Ue senza nessun negoziato (altra ipotesi).
Ultima estrema opzione: cade il governo e si torna al voto. E c’è il rischio che vincano i laburisti e invalidino la Brexit.
Delle due l’una, o i conservatori, famosi per il loro pragmatismo e il loro buon senso, sono impazziti, o c’è qualcosa sotto che nessuno per ora ha capito.

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