E’ tempo di Minniti, la sinistra cerca il popolo. Chi lo sostiene

Politica

L’ex ministro ha finalmente risposto all’appello che gli hanno rivolto oltre 500 sindaci del centrosinistra: “Ho deciso di mettermi in campo perché considero la mia una candidatura di servizio. Di una persona che ha ricevuto tanto dal suo partito, dalla sinistra e che sente ora di dover restituire qualcosa”. Così, alla fine, Marco Minniti si è candidato alla segreteria del Pd con un annuncio su Repubblica, in perfetto stile progressista.

La candidatura di Marco Minniti è una buona notizia per molti dem, ma non tutti. Per il senatore dem Gianni Pittella si tratta di un “portatore di autorevolezza, di competenza e di visione”, dice . “La sua esperienza, e al governo e di dirigente politico, è una garanzia per tutto il partito. Il suo meridionalismo e la sua attenzione ai temi europei e del Mediterraneo – aggiunge – sono per me particolarmente importanti. Con Minniti c’è la doverosa valorizzazione del buono che abbiamo fatto in questi anni, con la giusta apertura all’innovazione”.

“Ora – ha concluso Pittella – si svolga un grande positivo confronto tra tutti i candidati che vanno ringraziati per il contributo che daranno al congresso. Diamo tutti prova di maturità e responsabilita’ unitaria”.

Per altri si tratta di un passo in avanti, verso la sinistra riformista. E infatti le parole di Minniti sono rivolte ai più deboli che si sono sentiti abbandonati, “anzi, addirittura biasimati. Quello spazio è stato colmato dai nazionalpopulisti. Basta vedere quel che è accaduto nelle nostre periferie” ha detto l’ex ministro ammettendo gli errori del partito. “Forse siamo stati aristocratici. Non possiamo più esserlo” si legge nell’intervista a Repubblica. “Anche perché mai come in questa fase il Pd è l’unico argine democratico a questa maggioranza nazionalpopulista” ha chiarito subito dopo.

L’argine si costruisce per Minniti “su otto parole chiave: sicurezza e libertà, sicurezza e umanità, interesse nazionale e Europa, crescita e tutele sociali. I nazionalpopulisti contrappongono queste parole e impongono una scelta, noi dobbiamo conciliarle”, dice Minniti.

Ma c’è quello che in futuro potrebbe apparire come un punto debole della candidatura. Per lui “senza l’Ue – che va cambiata profondamente – non si affrontano le questioni poste dalla globalizzazione”. Piacerà questa proposta già sentita? Almeno ammette che il Pd da solo non può farlo, “serve una grande alleanza democratica. Un campo ampio. Con pezzi di società, con queste azioni di cittadinanza che abbiamo visto a nascere a Roma e a Torino” specifica Minniti.

Quanto a una possibile alleanza con M5S, “questo discorso può essere fatto solo dopo che questa maggioranza nazionalpopulista verrà sconfitta nel Paese. I

E ora che succederà? “Serve un Congresso che parli all’Italia, non un regolamento dei conti interni” e Carlo Calenda subito commenta esultante su Twitter: “Molto contento. Marco è una persona di livello. Lo sosterrò. È stato un collega prezioso al governo che si è sobbarcato un carico difficile. L’importante è che tra lui, Zingaretti e Richetti prevalga un approccio di reciproco rispetto. Sono tutte e tre persone di grande qualità”.

Poi però una precisazione: “Ha affrontato una situazione di emergenza nell’unico modo possibile – ha aggiunto, riferendosi all’ex ministro dell’Interno -. Ha lavorato per portare l’UNHCR in Libia e fatto un gran lavoro con i paesi si origine e transito. Peccato non aver potuto gestire a dovere il versante interno del fenomeno migratorio. Arrivato al governo tardi”.

Appoggio anche dal deputato Pd Stefano Ceccanti, che su Facebook scrive: “Nonostante tutte le giuste critiche che si possono fare, soprattutto sulla lentezza del processo, ci sono tutte le premesse per un congresso estroverso, che parte dal Paese e dall’Europa e da li’ arriva al Pd. Per questo non ha senso affrettarsi a ipotizzare nuovi partiti, scissioni, e via dicendo, che poi dovrebbero anche allearsi con coloro da cui si scindono”. Per lui Zingaretti  metterebbe tra parentesi l’innovazione renziana per tornare “a quella sinistra old style dell’usato sicuro su cui il Pd ha già dato fino al 2013″ e “che avrebbe portato ad una fine analoga a quella dei socialisti francesi”. Per questo appoggia la candidatura di Minniti.

Condividi!

Tagged