Manovra. Il no di Bruxelles porta alla procedura accelerata di infrazione

Politica

Una cosa è certa. Il tema non è il no scontato di Bruxelles sulla manovra M5S-Lega (troppa distanza sulle cifre). Se il dialogo è ripreso, grazie alla diplomazia del premier Conte e del ministro Tria, le posizioni tra Europa e Italia sono rimaste sostanzialmente invariate. E lo si è visto. E si sapeva.
Salvini e Di Maio, del resto, nelle ultime settimane, hanno sempre ribadito la scelta dello sforamento del rapporto Debito-Pil, legata alla stabilità sociale (la priorità del reddito di cittadinanza, del superamento della Fornero e della flat tax sulle altre ricette), e al posticipo degli investimenti.
Una riconferma anche a suon di polemiche aspre (specialmente da parte di Salvini), indirizzate nei confronti di Juncker e della Commissione Europea, con la solita comunicazione anti-Ue e la scontata rivendicazione della sovranità nazionale in pericolo (con la variante della sovranità sociale e lavorativa aggiunta da Di Maio).

Atteggiamento duro che, ad esempio, non hanno avuto né Conte, né Tria, preoccupati per l’aumento dello spread.
E se il no era scontato, gli interrogativi riguardano il dopo: la possibilità che sull’Italia si inneschi una sorta di procedura accelerata per deficit eccessivo, in base alla regola del debito.
Fino a qualche giorno fa, l’ipotesi era che questa tappa avrebbe richiesto tempi lunghi, quantomeno mesi, magari fino alle prossime elezioni europee, se non oltre. Più di recente però il fatto che Bruxelles abbia indicato che sta già lavorando ad un rapporto sul rispetto della regola del debito, in base alla risposta fornita da Roma alla richiesta di chiarimenti su quali siano i fattori rilevanti di cui tenere conto per giustificare l’apparente mancata riduzione del debito stesso, ha fatto pensare alla possibilità che già domani, o immediatamente dopo, la Commissione possa valutare anche se chiedere di aprire una procedura per deficit eccessivo.

Per l’Italia si prevede quindi, una vendetta-Ue a tempo record?
E’ una minaccia, l’ultimo ricatto prima di cedere o l’annuncio di un drammatico braccio di ferro dagli esiti imprevisti per tutti?
Alle elezioni europee, infatti, con la possibile vittoria dei populisti continentali, può cadere il vecchio schema popolari-socialisti, ma può cadere prima l’Italia col suo governo, sotto la scure dello spread.
Sabato ci sarà un incontro tra Conte e Juncker. Cosa si diranno? Pace armata, guerra rimandata o exit strategy per tutti e due?

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