Manovra. I giochi atomici della Ue, di Conte, Salvini, Di Maio. Mentre si scalda Draghi

Politica

Una cosa è certa, il no della Ue alla manovra gialloverde sa di ideologia. E’ una scelta politica, tutta dettata dalla ragion di Stato e dalle campagne elettorali dei suoi capi.
Juncker sta andando in pensione e, quindi, vuole togliersi tanti sassolini nelle scarpe. Il Commissario Moscovici è già in campo per risollevare le sorti della Francia. E’ evidente che le loro dichiarazioni, oltre al fatto che sono figlie di una filosofia assolutista (il rigorismo), risentono dei rispettivi posizionamenti interni ai loro partiti.

Non si è mai visto, infatti, tanto accanimento aprioristico nei confronti del governo Conte e delle sue scelte. Bocciate “prima”, sentenze “prima”, giudizi preventivi, rispetto ai fatti stessi. E poi, se ricordiamo bene, non risulta lo stesso atteggiamento nei confronti di altri governi (di centro-sinistra), giudicati amici e che hanno pure loro sforato il rapporto deficit-pil e hanno fatto perdere all’Italia profitti e risparmi non da poco.
Il punto è proprio quello: l’esecutivo gialloverde, è il primo serio governo populista della storia non solo d’Italia, ma anche d’Europa, e per questo va colpito duramente (l’Ungheria è giudicata fuori gioco o marginale, l’Austria più alleata). Potrebbe essere un modello esportabile, un pericoloso precedente per Bruxelles, in vista delle prossime consultazioni elettorali.

Le parole contenute nella bocciatura della Commissione parlano da sole: “Violazione particolarmente grave”, “l’Italia è un paese che cammina come un sonnambulo verso l’instabilità”, “le conseguenze le pagano gli italiani”.
Frasi che esprimono dittatura, dogmatismo ideologico, allarmismo, terrorismo psicologico e tentativo di scindere il consenso tra cittadini (una brutta ingerenza) che hanno votato per l’attuale governo e l’esecutivo stesso.
Una tale acrimonia e un tale livore non si erano mai visti. C’è da pensare che lo spread si sia alzato per questo, non per le decisioni economiche di Palazzo Chigi.

E ora? Ecco la tabella di marcia: l’imposizione per qualche anno di manovre correttive; piani choc per ridurre il debito pubblico, e poi il 3 dicembre, quando si aprirà ufficialmente la procedura di infrazione. A quel punto, per le sanzioni potrebbero scattare tre o sei mesi, e pertanto saremmo dentro la campagna elettorale per le europee.
E i giochi diverranno atomici. Per il momento, Conte getta acqua sul fuoco. Sabato incontrerà Juncker e gli proporrà il suo piano b: la modifica del codice degli appalti e la semplificazione di tutti i processi amministrativi. Ma sarà sufficiente? Il ministro Savona, ex euroscettico, ha fatto sapere che “la manovra è da riscrivere e che così non si potrà andare avanti”. Tria traballa.

Una consapevolezza che sta prendendo corpo anche in casa-Lega e in casa-5Stelle. Di Maio e Salvini, stanno cominciando a ipotizzare una via d’uscita onorevole. Scontro aperto con la Ue o elezioni anticipate? Ma sanno benissimo che gli italiani, questa volta, li considererebbero colpevoli di aver tirato troppo la corda (il portafogli vince sempre sul cuore). E tutti e due capiscono che non possono nemmeno tornare a Canossa, facendosi ingoiare dai vecchi schemi: Salvini con Berlusconi e Di Maio con la sinistra, o di nuovo da soli nel loro splendido isolamento, utile solo a stare all’opposizione.
E tra le righe, sta riaffiorando una terza via che era già pronta prima del varo del governo gialloverde: un nuovo tecnico, un Monti-2.0, pronto a salvare matematicamente l’Italia. E ricollocarla nell’alveo dei paesi europeisti (si legga commissariamento).
Mattarella gongola e Draghi si sta scaldando ai bordi di partenza.

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