Manovra bocciata, Vittorio Sgarbi rivela: “Ho parlato con Savona”

Interviste

“A questo punto bisogna cambiare anche il Governo non soltanto la manovra”. Parole del Ministro degli Affari europei Paolo Savona riportate da Dagospia (ed in parte ridimensionate) che la dicono lunga sul clima che regna nel governo dopo la bocciatura della manovra da parte della Commissione europea. Savona, che paradossalmente non ha ottenuto il Ministero dell’Economia perché considerato troppo euroscettico, oggi sembra diventato il ministro più filoeuropeista dell’Esecutivo al punto da incarnare, molto più del collega Tria, l’anima diagolante con Bruxelles. Ma quanto durerà effettivamente il Governo? Lo abbiamo chiesto al parlamentare di Forza Italia Vittorio Sgarbi.

Ha letto le dichiarazioni di Savona. Siamo al de profundis del Governo?

“Ho parlato proprio ieri con il ministro Savona e anche a lungo”

E che gli ha detto?

“Abbiamo discusso dell’immenso divario che c’è nel nostro Paese, del fatto che il Sud produca un Pil molto più basso rispetto al Nord. I numeri sono impressionanti da questo punto di vista e fotografano a tutti gli effetti un’Italia spaccata in due, e obbligata a procedere a due velocità  Difficile governare una situazione simile. Sinceramente non abbiamo parlato del futuro del governo, ma la situazione certamente lo preoccupa”.

Pensa quindi che voglia gettare la spugna?

“Questo non lo so, ma Savona è un economista, non un demagogo. Lui guarda ai risultati prima che al consenso elettorale. Penso si renda conto che la situazione è drammatica e che uscirne non sarà facile se non si cambia direzione di marcia. Credo sappia perfettamente che andare alla scontro con l’Europa non convenga all’Italia e che l’apertura della procedura d’infrazione non è un gioco di società”.

Anche lei crede che il Governo avrà vita breve?

“A giudicare dai fatti direi di sì. Mi pare evidente che fra Lega ed M5S siano sempre di più i punti di contrasto e sempre meno quelli di incontro. Prendiamo il Ddl anticorruzione per esempio che non piace alla Lega e il Ddl sicurezza che invece non piace al M5S. Si è visto chiaramente quanto sia difficile tenere unita la maggioranza. Arriverà un momento in cui le mediazioni non saranno più possibili e la rottura si renderà inevitabile. I segnali ci sono già, con i grillini che hanno fatto le bizze sull’immigrazione e i leghisti che hanno risposto sulla Giustizia”.

La partita con Bruxelles come andrà a finire?

“Andrà a finire che il Governo cambierà la manovra”

Ne è sicuro?

“Non vedo altre alternative”.

Si sta facendo strada l’idea di vendere “i gioielli di famiglia”, mettere sul mercato il patrimonio immobiliare dello Stato per far scendere il deficit. I beni confiscati ai Casamonica sarebbero già stati presentati alla Ue. Secondo uno studio le dismissioni varrebbero già l’1% del Pil. Ma è questa la strada giusta?

Dipende da cosa si vuole dismettere. Certamente se un bene non è redditizio meglio liberarsene. Trovo giusto per esempio dismettere i patrimoni confiscati ai Casamonica. Poi certo non si può pensare di vendere beni simbolo della nostra storia o della nostra cultura nazionale. Non sono pregiudizialmente contrario all’alienazione del patrimonio pubblico, ma naturalmente non si può procedere ad una dismissione di carattere lineare o senza una logica. Poi non dimentichi che bisogna anche saper vendere ciò che si mette sul mercato”.

Cosa cambierebbe della manovra?

“Tutto”

Addirittura?

Si, perché è una manovra assistenziale che non crea crescita e sviluppo e non prevede investimenti per la cultura. Una manovra che dà soldi ma non investe. La cultura dovrebbe essere considerato un settore strategico del nostro Paese e un volano per lo sviluppo. Invece sembra quasi che chi ha partorito questa manovra ritenga la cultura un qualcosa di teorico destinato a non portare vantaggi all’economia. Io per esempio sarei favorevole ad alienare pezzi di patrimonio dello Stato proprio per investire più risorse nella valorizzazione del nostro paesaggio e degli immensi beni culturali. Ma mi rendo conto che non possiamo aspettarci nulla di buono da persone totalmente incompetenti in materia culturale, come quelle cui sono state affidate le sorti dell’Italia”. 

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