Processo Oseghale, Meluzzi: “Oltre la morte di Pamela c’è di più, media si interessino”

Interviste

Si è svolta questa mattina a Macerata l’udienza preliminare per l’omicidio di Pamela Mastropietro, la 19enne uccisa e fatta a pazzi il 30 gennaio scorso, i cui resti sono stati ritrovati in due valigie abbandonate nelle campagne. Unico accusato dell’omicidio e del vilipendio del cadavere il nigeriano Innocent Oseghale, il pusher che ha interagito con la ragazza negli ultimi istanti di vita e che, secondo la tesi accusatoria della Procura, prima l’avrebbe violentata, poi uccisa e in ultimo smembrata. I legali del nigeriano invece sostengono che Pamela sia morta in casa di Oseghale per un’overdose di eroina, dopo la consumazione di un rapporto consensuale fra i due come compenso per la cessione dello stupefacente, e che l’uomo avrebbe sezionato il cadavere preso dal panico per essersela vista morta in casa. I legali sostengono anche di poter smontare le dichiarazioni del pentito che accuserebbe Oseghale dell’omicidio. Lo Speciale ha chiesto un commento allo psichiatra e criminologo forense Alessandro Meluzzi.

Cosa si aspetta dalla Giustizia italiana?

Mi attendo un giusto processo che tenga conto delle evidenze probatorie, ma al tempo stesso auspico che, qualora siano accertate le responsabilità del presunto colpevole, le pene siano molto dure per poter lanciare anche un forte monito nei confronti della mafia nigeriana, la più spietata al mondo. Una mafia che, fra le altre cose, ha applicato in Italia le tecniche del disossamento dei corpi secondo le peggiori forme tribali. Con l’uccisione di Pamela non soltanto hanno profanato vita, corpo e dignità della ragazza, ma hanno anche lanciato il segnale orribile di un’occupazione primitiva del nostro mondo. Se Oseghale è davvero colpevole di omicidio, visto che sullo smembramento del cadavere non esistono dubbi al riguardo avendo lui stesso ammesso lo scempio, non si vadano a cercare attenuanti nella vita della povera Pamela, che è una martire. E parlo di martirio come testimonianza. Se non ci fosse stato il martirio di Pamela non avremmo conosciuto questo terribile fenomeno che è appunto la mafia nigeriana”.

La convince totalmente l’impianto accusatorio della Procura?

“Sono convinto della solidità dell’impianto accusatorio, dalla violenza sessuale all’omicidio, fino al vilipendio del corpo. Avrei aggiunto anche un reato associativo di tipo mafioso perché non si spaccia eroina a Macerata se non si è parte di un’organizzazione criminale. Di questo sono più che convinto”.

La difesa però è pronta a smontare l’intero impianto dell’accusa ad iniziare dal testimone che avrebbe riferito agli inquirenti le confessioni di Oseghale sull’omicidio. Non è il caso di andare prudenti prima di dare le accuse quasi per scontate come si sta facendo da più parti?

“Guardi, la difesa è un diritto sacrosanto che spetta indistintamente a tutti. Allo stesso tempo penso anche che quei legali che accettano di assumere la difesa di certi imputati, si assumano una responsabilità in più rispetto al normale, perché qui è in gioco la sicurezza nazionale. Poi ripeto, io ho il massimo rispetto per il lavoro degli avvocati, ma così come non mi stancherò mai di suggerire prudenza agli inquirenti nell’attuare misure cautelari o provvedimenti restrittivi che rischiano di essere sproporzionati, allo stesso modo suggerisco prudenza ai legali nel difendere determinate categorie di imputati. Perché in questo caso, al di là delle responsabilità oggettive di Oseghale, non si può non vedere cosa c’è dietro questo omicidio e quale tipo di criminalità si nasconde nell’ombra”.

Ai genitori di Pamela che oggi in aula hanno guardato in faccia l’uomo accusato dell’omicidio della figlia, cosa si sente di dire?

Mi sento di dare loro il massimo sostegno, hanno bisogno di aiuto e protezione perché sono parte integrante di questo martirio. Lo sono la madre ed il padre di Pamela, lo è lo zio che svolge il ruolo di consulente della parte civile. Persone che io ho conosciuto personalmente, che ho incontrato anche nel corso di alcune manifestazioni e che ritengo essere dei martiri in quanto testimoni dell’orrore che l’Italia sta purtroppo vivendo”.

Quanto è importante mantenere alta l’attenzione mediatica su questo caso?

E’ fondamentale. Ai media suggerisco di trattare la vicenda rispettando la dignità della vittima ed evitando ogni possibile giustificazione figlia del politicamente corretto radical chic e catto-marxista che rischia di trasformare le vittime in carnefici e i carnefici in vittime. La guardia non va abbassata perché ciò che stiamo vivendo è purtroppo soltanto un assaggio. Il peggio deve ancora arrivare”. 

 

Condividi!

Tagged