Caso Di Maio. Figlio innocente, vizio antico. L’autobiografia della nazione

Politica

Abbiamo già trattato lungamente l’argomento delle “colpe dei padri che non devono ricadere sui figli”, o viceversa, delle “colpe dei figli che non devono ricadere sui padri”, cuore delle vicende che hanno riguardato, ad esempio, in passato Renzi e la Boschi.

In fondo, Emanuele di Savoia ha pagato a lungo (l’esilio prima di tornare da uomo libero in Italia), per “il reato di cognome” (il fatto di chiamarsi Savoia). E lo stesso Di Battista, secondo la Boschi, deve essere aggiunto alla lista: è, e resta fascista come il padre (inaugurando l’ulteriore declinazione del teorema: “di padre in figlio”).

Ma la storia della famiglia Di Maio è più profonda. Da una parte, il vice premier ha agito bene e ha comunicato correttamente rispetto all’etica pubblica e al codice deontologico dei grillini: “Il lavoro nero nell’azienda? Può imbarazzare lui, io prendo le distanze da quel comportamento”. E ha pure pubblicato il contratto avuto da suo padre.

Come dire, ha separato la sua posizione dalla gestione paterna dell’azienda. Gestione ballerina: stanno emergendo particolati non proprio edificanti (secondo le accuse, Antonio Di Maio avrebbe anche compilato buste paga false pagando la differenza in nero etc).

Abbandonando i contorni legali della vicenda che stabiliranno la verità o meno delle accuse, occorre fare una riflessione.

I comportamenti al limite della legalità, la furbizia, il coltivare unicamente l’interesse privato, l’arte dell’arrangiarsi, il detto “fatta la legge gabbato lo santo”, da noi non nascono a caso. Non per niente affondano le radici in quel “familismo amorale” che è stato studiato proprio partendo dai comportamenti genetici e non etici, degli italiani. I quali pretendono molto dagli altri (coerenza, trasparenza), ma che sono molto indulgenti sui propri affari.

Atteggiamenti radicati, che la vecchia politica (della prima Repubblica), ha assecondato, tollerato, consentendo una soglia di opacità tra le regole e la furbizia (la sindrome del condono), e che sono, costituiscono, il patrimonio storico di ogni famiglia. Nessuno escluso. Ognuno può avere un padre, un nonno, uno zio, coinvolti.
Per questo la vicenda del padre di Di Maio è oggettiva, nel senso che riguarda l’autobiografia della nazione.

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