Caso Di Maio, Zecchi: “Politica da basso impero. Odio anti casta non c’entra”

Interviste

Nuove accuse dal programma Le Iene al vicepremier Luigi Di Maio. Come riporta il Corriere della Sera il programma di Italia Uno avrebbe scoperto che il Ministro avrebbe fatto da prestanome al padre per evitare che la ditta finisse nel mirino di Equitalia e in più avrebbe fatto il bagno in una piscina nel terreno interessato da presunti abusi edilizi (Le Iene avrebbero pare mostrato una foto in diretta). Insomma è caccia senza tregua contro il leader del M5S che continua a chiamarsi fuori dalle responsabilità. Lo Speciale ne ha parlato con Stefano Zecchi, scrittore, giornalista e già ordinario di Estetica all’Università degli Studi di Milano. A lui abbiamo chiesto proprio come recuperare un’estetica della politica.

Professore, da giorni non si parla che delle vicende del ministro Di Maio e c’è chi è arrivato a dire che in fondo “chi la fa l’aspetti”. Il M5S ha fatto del sospetto un’arma di lotta politica e adesso i grillini ne rimangono vittime. E’ d’accordo?

C’è stato un imbarbarimento della politica, questo è evidente, al punto che oggi si discute principalmente di cose che non hanno nulla a che fare con la politica vera, ma sono soltanto frutto di ritorsioni o atteggiamenti provocatori. La sfida delle idee è inquinata da queste continue provocazioni che penalizzano e annullano il confronto democratico”.

Però non c’è stato un retroterra che ha portato a questo? Non è vero che il M5S gridando onestà, istigando l’odio contro la casta e puntando il dito contro gli avversari ogni volta che si sono trovati nei guai, ha contribuito a creare questo imbarbarimento di cui è oggi vittima Di Maio?

Questo è vero, ma soltanto fino ad un certo punto perché l’odio anti casta nasce da una visione negativa della politica e certamente non punta a questo. L’odio anti casta c’è e produce i suoi effetti, ma credo che nel caso di Di Maio non servano troppe spiegazioni.  A me sembra una vicenda tutto sommato patetica, nel momento stesso in cui ci si trova a dover discutere se le colpe dei padri debbano o meno ricadere anche sui figli. Se la politica è costretta a servirsi di questi argomenti per affermarsi, allora vuol dire che non ha più idee. Stando così le cose non serve nemmeno scomodare l’odio anti casta, perché alla fine questo è prodotto da chi vorrebbe una politica vera, fatta di idee e confronto, non una politica da sottoscala”.

Però non pensa che oggi si stia a discutere del padre Di Maio perché forse si è troppo discusso in passato del padre di Renzi o di quello della Boschi?

“C’è sicuramente un effetto domino, una cosa che ne provoca a catena delle altre. E’ sempre però molto difficile ed arbitrario andare alla ricerca delle origini del domino. Questo però non cambia la sostanza del problema. Mi pare tuttavia che si tratti di situazioni molto diverse e non sovrapponibili fra loro. La vicenda Di Maio è molto diversa da quella che ha coinvolto il padre della Boschi, così come da quella che ha riguardato il babbo di Renzi. Qui c’è un padre che tenta di scagionare un figlio che rischia di ritrovarsi penalizzato e macchiato nell’immagine pubblica a causa dei suoi comportamenti, ma non mi sembra ci sia un coinvolgimento diretto di Di Maio tale da pregiudicare anche l’azione di governo. Qui di politico non c’è nulla, mentre ci poteva essere nel caso del papà della Boschi o, seppur con molte sfumature, in quello del padre di Renzi. Mi pare tuttavia che siamo di fronte ad una politica da basso impero”.

Come è possibile recuperare un’estetica della politica?

Dovremmo iniziare a fare un’altra politica, davvero capace di confrontarsi su idee concrete. Questo oggi lo vedo molto difficile, perché siamo prigionieri di una visione globalizzata della stessa politica in cui le responsabilità sembrano sempre essere degli altri. Ci ripetono ogni volta che dobbiamo approvare una certa legge perché ce lo chiede l’Europa, dobbiamo fare una certa manovra perché altrimenti la Commissione europea ci punisce, che dobbiamo sistemare una certa cosa perché è arrivato il monito della Ue; in questo modo ci laviamo ogni volta le mani da ogni responsabilità quasi ne fossimo esonerati per diritto sovranazionale. Forse dovremmo tornare ad essere consapevoli delle nostre scelte perché ci sta sfuggendo di mano il concetto di politica come responsabilità e servizio verso gli altri”.

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