Manovra, parla Rinaldi: “Compromesso necessario. Cosa dico agli imprenditori”

Interviste

Si sta facendo strada l’ipotesi del compromesso con Bruxelles sulla manovra economica, con il rapporto deficit-pil fissato al 2%, anche se la Commissione Ue lo giudicherebbe insoddisfacente e vorrebbe abbassarlo ancora. Il premier Giuseppe Conte si è detto però indisponibile a scendere sotto il 2% e starebbe lavorando in questa direzione con l’assenso dei due vicepremier Salvini e Di Maio; nonostante la riduzione dei decimali porterà ad un ridimensionamento tanto del reddito di cittadinanza che della riforma delle pensioni con l’introduzione di quota cento. Ma questo compromesso così al ribasso non dimostra una debolezza dell’Esecutivo, costretto a piegarsi di fronte alla minaccia di una procedura d’infrazione? Lo Speciale lo ha chiesto all’economista Antonio Maria Rinaldi, docente e animatore del sito Scenari Economici da sempre molto critico con le politiche europee e fra i più convinti sostenitori della linea dura del duo Salvini-Di Maio verso la Ue.

Deluso dalla retromarcia di Salvini e Di Maio disponibili ad abbassare il rapporto deficit-pil fino al 2%? Non si era detto che il 2,4% rappresentasse il minimo sindacale?

Fosse dipeso da me avrei messo in campo una manovra di più ampio respiro, sarei andato ben oltre il 2,4% per destinare risorse aggiuntive agli investimenti. Ciò premesso non dimentichiamo che l’Europa inizialmente ci chiedeva di non sforare lo 0,8%, quindi di restare molto al di sotto di quel 2% che oggi sembra diventato il punto di caduta. Quindi, aver fissato il rapporto deficit-pil al 2,4% e l’essere rimasti fermi a lungo su questa posizione pur manifestando una volontà di dialogo con le istituzioni europee salvando l’impianto della manovra con aggiustamenti interni, ha permesso di andare comunque ben oltre lo 0,8% richiesto da Bruxelles”.

Alla fine insomma anche con un deficit più basso, l’Italia esce comunque vincitrice in questa partita?

Certo, avrebbe perso se il governo si fosse piegato alla logica dello 0,8% . Un altro esecutivo di diversa composizione probabilmente si sarebbe molto più appiattito alle richieste europee riuscendo a malapena ad arrivare all’1%”.

L’Italia insomma se chiuderà al 2%, avrà comunque svolto un ruolo di mediazione efficace? Per le opposizioni è invece la prova del fallimento dell’alleanza giallo-verde.

“Negli anni precedenti ci siamo sempre appiattiti sui voleri di Bruxelles e avere sempre ottenuto il via libera della Commissione europea non permetteva di ottenere quella visibilità mediatica che invece c’è stata quest’anno: il tutto  grazie proprio a questo governo che ha tenuto duro, portando avanti una manovra che va contro i vincoli di Bruxelles. Non si è mai parlato delle manovre economiche così tanto come è avvenuto in queste settimane. Ciò nonostante anche precedenti esecutivi avessero fissato il deficit a livelli più alti, con effetti risibili nei confronti del Pil e del benessere dei cittadini e delle imprese”.

A proposito di imprese, ieri gli industriali riuniti a Torino hanno chiesto al governo, oltre che di portare avanti le grandi opere, di rivedere la manovra abbassando il deficit e scongiurando la procedura d’infrazione. Come spiega questa saldatura fra l’imprenditoria italiana e la Commissione Ue?

Temo che gli imprenditori italiani siano affetti da una sorta di sindrome di Stoccolma. Mi chiedo dove fossero quando gli anni precedenti venivano letteralmente massacrati con manovre realizzate dai passati governi sotto dettatura dei commissari Ue. Fra l’altro dovrebbero essere contenti dell’ incremento di risorse per gli investimenti, superiore al trend negativo degli anni scorsi. Non si capisce proprio il perché di tanta ostilità verso questo governo”.

Abbassare il deficit cosa comporterà in concreto sulla realizzazione di quota cento e la riforma delle pensioni?

In questo momento la Ue ha bisogno di far vedere la propria forza, ma non dimentichiamo che maggio arriverà presto. Quindi abbassiamo pure il deficit al 2,2 o al 2,1% come chiedono loro per evitare la procedura d’infrazione, ma poi saranno i cittadini a giudicare. Se i signori di Bruxelles vogliono questo e ci costringeranno di fatto a ritardare la partenza del reddito di cittadinanza o a limitare la platea dei beneficiari di  quota cento, allora poi non dovranno lamentarsi se gli italiani alle europee voteranno in una certa maniera invece che in un’altra”.

Ma non c’è il rischio che a maggio gli italiani possano invece punire il governo per queste retromarce e per non essere riuscito a realizzare ciò che aveva promesso?

“Gli italiani non sono stupidi ed è proprio questo aspetto che a Bruxelles non hanno mai considerato, pensando di estraniare il ruolo dei cittadini dalle decisioni. Ma sono loro ad avere l’ultima parola e a maggio dimostreranno a chi sta in Europa di aver fatto finora i conti senza l’oste. Gli italiani hanno poi ben compreso il fuoco di sbarramento messo in atto dalla Commissione Ue e dal partito dello spread e del default, e hanno apprezzato comunque l’abilità del governo nel saper andare controcorrente, mettendo in campo una manovra limata, rivista e corretta ma comunque espansiva e rivolta alla crescita”.

Come giudica l’atteggiamento del ministro Paolo Savona che da euroscettico oggi sembra diventato il miglior alleato della Commissione Ue?

Non esiste un Savona 1 o un Savona 2, esiste un solo Paolo Savona. Quello che dice con coerenza da anni lo sta portando avanti ora che sta al governo. Lui sostiene che l’Italia per avere benefici deve sedere ai tavoli europei con la stessa dignità degli altri Paesi e contribuire a modificare le regole europee laddove si rivelano improduttive. Ma questo non soltanto nell’interesse dell’Italia ma dell’Europa stessa. Un’Italia debole significa avere un’Europa debole, così come un’Italia forte equivale ad un’Europa più forte. Da sempre Savona chiede di  rivedere le attribuzioni della Banca Centrale europea che deve essere anche prestratrice di ultima istanza, deve cioè andare in aiuto del finanziamento dei Paesi. Non deve limitarsi ad operazioni spot secondarie come il Quantitative easing con interventi ridotti nel tempo. La linea di Savona è sempre la stessa, ma viene utilizzata dai media a seconda delle circostanze, manipolando e adattando chiavi di lettura assolutamente univoche”. 

Condividi!

Tagged