Corinaldo. Si accompagnano bambini di 11 anni in discoteca?

Politica

Commenti sul dopo-Corinaldo. Vasco Rossi è “vicino alle famiglie”. Quindi, legittimamente, limita il dramma al loro dolore privato. Eros Ramazzotti ricorda che “i live devono essere divertimento e felicità, non morte”. Fedez si pone il problema delle regole: “Bisogna controllare le discoteche, perché si riempiono a tappo i posti solo per sbigliettare per soldi e non gliene frega niente della sicurezza”.

Questi importanti testimonial musicali, evidentemente limitano la riflessione e la denuncia alla difesa d’ufficio del loro ruolo e del loro mestiere. Ma proprio perché la musica ha effetti sociali e culturali, dovrebbero andare più in là.
Il tema della terribile tragedia di Corinaldo non è soltanto questione di leggi, di sicurezza e di spray urticanti al peperoncino che i genitori giustamente danno ai loro figli per proteggersi da eventuali aggressori e aggressioni (che nelle discoteche si moltiplicano), salvo essere usati pure da bande di delinquenti dentro i concerti rap (pare una nuova moda), per svuotare le tasche dei ragazzi, approfittando del caos.
Ci mancherebbe che ora al primo posto nella discussione, si mettano gli spray, per non vedere il resto.

Il resto, invece, riguarda tutti. I luoghi dove non c’è solo divertimento e felicità, caro Eros, ma anche sballo, evasione, fuga dalla realtà, stordimento, alcol e droghe. Rimozione della percezione (il panico, con le relative conseguenze nefaste, nasce da qui).
E certa musica (oltre gli aspetti artistici soggettivi), indubbiamente (basta vedere i testi) certifica l’alterazione, il ricorso alla droga, come fosse normale. Uno stile di vita, una moda, uno status.
E allora, si pone un altro problema, al di là del dolore dovuto che si prova quando ci sono dei morti innocenti.

La domanda, tra le tante, che dobbiamo farci è: come possono i genitori accompagnare un bambino di 10-11 anni in quei luoghi? Una domanda che non intende assolutamente colpevolizzare chi l’ha fatto, ma portare il caso a livello sociologico.
Se lo chiede il bambino, gli va detto di no, e i genitori non possono tacitare la loro coscienza accompagnandolo in discoteca (il famoso discorso sui genitori che non fanno più i genitori, ma gli amici, i sindacalisti dei figli). Genitori non più all’altezza della paternità e del loro insostituibile ruolo educativo.
Ma se è proprio il genitore a voler andare in discoteca, portandosi il figlio piccolo, allora si apre un ulteriore abisso. Una riflessione sulla mutazione antropologica della famiglia va fatta.

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