Torino (No Tav) e Parigi (Gilet gialli). Inizio e fine di due piazze “grilline”

Politica

Torino e Parigi, cosa unisce queste due piazze? Certamente non la violenza e nemmeno la presenza dei gilet gialli in Italia per dire anche loro “no Tav”.
Una presenza minacciosa che, invece, si è rivelata normale, come normale doveva essere pure in Francia.
Ed è trascesa a Parigi e un po’ ovunque, per l’inserimento massiccio dei “casseur”, che storicamente colgono ogni occasione per “sfasciare” i simboli e i luoghi del capitalismo, ritenuto “eterna fonte ingiustizia sociale” (strade, macchine, banche, i centri della politica etc).

Ma che si è radicalizzata pure per le “trappole mediatiche” di Macron, il quale da un lato, ha teso la mano, convocando a Palazzo una delegazione del movimento, per dividere i gilet gialli; dall’altro, gridando al colpo di Stato, ha creato le premesse per reprimere nel modo più estremo i manifestanti (mille arresti sabato).
Torino e Parigi sono (e dovevano restare) due piazze “grilline”. La prima, ha visto protagonista un popolo che ancora si riconosce nelle battaglie di Grillo e Di Maio e che ancora spera in un loro colpo d’ala. Preoccupata per le troppe concessioni governative e contrattuali ai leghisti, teme l’involuzione e il tradimento pentastellato della Tav. Manifestando sabato, ha risposto pure alla piazza dei “borghesi con la borsetta” del “sì Tav”, che, viceversa, si sono rivolti alla Lega per fare argine “alle follie grilline”.

I gilet gialli, prima della loro mutazione genetica radicale, sembravano l’emanazione grillina d’Oltralpe. Nati sul web, e grazie al web, la loro parola d’ordine era ed è, l’anti-casta (Macron). Una rivolta ben più ampia della sua scintilla (le tasse sul carburante). Rivolta eternamente compressa (come altre manifestazioni anti-casta in Francia) da un sistema istituzionale ed elettorale (il doppio turno) che vanifica ogni rinnovamento dal basso e la possibilità di rappresentare il nuovo in Parlamento, blindando di fatto chi comanda da sempre e per sempre.

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