Manovra al 2%, parla Fusaro: “Italia-Ue pari e patta ma scontro rimandato”

Interviste

Il premier Giuseppe Conte a Bruxelles ha annunciato che, il rapporto deficit-pil, scenderà dal 2,4% iniziale, al 2,04% pur mantenendo i provvedimenti chiave della manovra economica, Quota Cento e Reddito di Cittadinanza. La Commissione europea sembra aver apprezzato gli sforzi italiani, anche se il negoziato non è concluso e la procedura d’infrazione non ancora del tutto scongiurata. Per Moscovici l’Italia avrebbe fatto importanti passi in avanti, ma non ancora del tutto sufficienti. A questo punto c’è da chiedersi: chi ha vinto? L’Europa che ha comunque obbligato l’Italia a cedere, o il Governo Conte che si è mantenuto al di sopra del 2% allontanando la procedura d’infrazione? Lo abbiamo chiesto al filosofo Diego Fusaro

Conte ha vinto o ha perso in questa partita con Juncker accettando l’abbassamento del deficit?

“Direi che non ci sono vincitori, né vinti, perché il vero scontro è soltanto rimandato. Ci dovrà comunque essere perché ormai assistiamo ad un braccio di ferro costante fra i tecnocrati di Bruxelles, di cui Juncker è il massimo esponente, e il Governo nazionale popolare di cui Conte è primo esponente. Direi che al momento siamo in pareggio”. 

Il deficit al 2,04%, è un”miracolo” di diplomazia o un compromesso al ribasso?

“Non è un grande risultato, né una grande sconfitta. Siamo in una fase di stallo che dovrà risolversi presto o tardi. Questo perché l’Unione Europea sta dimostrando sempre di più il suo volto mefistofelico di grande gabbia finanziaria che imprigiona i popoli. Solo allora capiremo chi l’avrà davvero vinta. Al momento difficile stabilire se l’Italia abbia fatto bene a cedere o se era meglio tenere duro”.

Intanto però lo spread è sceso a 266 punti. Non succedeva da settembre, da quando cioè era iniziato il braccio di ferro con Bruxelles sui numeri della manovra. Che significa?

“Lo spread abbiamo capito che è uno strumento attraverso il quale le classi dominanti spaventano i popoli per obbligarli ad accettare supinamente ciò che vogliono loro. Quindi, nel momento in cui il Governo italiano si è di fatto placato dimostrandosi favorevole ad un compromesso, ciò evidentemente ha contribuito a far scendere lo spread”.

La Francia si appresta a sforare il parametro massimo del 3% del rapporto deficit-pil. In pratica una palese violazione delle regole. Eppure verso Parigi non sono partiti gli stessi severi moniti usati contro l’Italia per un deficit comunque rispettoso dei trattati. Che significa? 

“Quello che è avvenuto in Francia dimostra chiaramente che l’Europa dei tecnocrati è pronta a concedere a Parigi ciò che invece ha negato all’Italia. Due pesi e due misure, a seconda dei Paesi e dei governi. E’ evidente che viviamo in un’Europa dove, al di là dell’oggettività dei numeri e dei conti, ciò che prevale è l’arbitrio più radicale”.

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