Manovra, Rinaldi: “Italia al 2%, ma sappiamo come finiscono certe previsioni”

Interviste

La manovra scende dal 2,4% del rapporto deficit-pil al 2,04% ma Quota Cento e Reddito di cittadinanza resteranno nel programma. “Abbiamo recuperato alcune risorse finanziarie, eravamo stati molto prudenti. E queste risorse finanziarie le stiamo utilizzando adesso per questa negoziazione” ha spiegato il premier Giuseppe Conte. Dalla Commissione Ue è arrivato apprezzamento per i progressi fatti dall’Italia, ma non è ancora scongiurato del tutto il rischio dell’avvio della procedura d’infrazione. Per tutta risposta lo spread tra Btp e Bund apre in calo a 266 punti contro i 272 della chiusura di ieri sera ai minimi da fine settembre. In netto calo, sotto la soglia del 3%, anche il rendimento del decennale italiano che ha aperto al 2,95% dal 3,01% di ieri sera. Lo Speciale ha intervistato l’economista Antonio Maria Rinaldi, docente di Economia alla Link Campus University e animatore del sito Scenari Economici. 

Sul 2,04% del rapporto deficit-pil è stato fatto un “miracolo” di fronte alle richieste dell’Europa o piuttosto un compromesso al ribasso? 

Se la Commissione europea ha bisogno di numeri scritti sull’acqua si scrivano pure, ma poi sappiamo bene nella realtà come vanno a finire certe previsioni. Tutti i deficit programmati sono stati ampiamente disattesi, e non solo dall’Italia ma da tutti gli altri Paesi dell’area euro. Resto francamente sconcertato nell’apprendere che già stamattina il commissario Pierre Moscovici abbia definito insufficiente l’abbassamento del deficit. Evidentemente ci si aspetta che l’Italia faccia di più. Ma se Moscovici andrà avanti su questa linea allora dimostrerà, anche a chi ancora fa fatica a capirlo, che in Europa si usano due pesi e due misure, nel momento in cui è ormai scontato che la Francia arriverà al 4% di deficit, quindi ben oltre la soglia minima del 3% fissata dai trattati”.

Macron ha annunciato nuovi provvedimenti per accogliere le richieste dei gilet gialli e questo appunto comporterà un consistente innalzamento del rapporto deficit-pil. Ma a questo punto ci si chiede: il deficit francese sarà tollerabile? E in che misura?

“Fonti governative francesi indicano che al momento lo sforamento è circa del 3,5%, ma anche questo è un numero scritto sull’acqua perché si prevede una crescita del pil per il 2019 dell’1,7%. Il che mi pare un dato un po’ troppo ottimistico. I capisaldi su cui si fonda l’unione monetaria sono il rapporto deficit-pil al 3% e il debito pubblico al 60% del pil. La Francia si appresta a sforarli entrambi, nonostante una procedura d’infrazione appena rientrata che avrebbe dovuto condurla su un percorso virtuoso. L’Italia invece viola soltanto uno dei parametri, ossia il debito superiore al 60% che abbiamo ignorato sempre, mentre siamo al di sotto del 3% del rapporto deficit-pil. Qui entrano in gioco delle dinamiche tutte europee secondo le quali l’aumento del deficit comporterebbe anche l’aumento del debito pubblico. Ma sono tutte motivazioni utili a dimostrare che l’Italia non può fare deficit nonostante sia acclarato che in una fase di stagnazione, il non aver potuto far fronte alle esigenze del Paese, ci abbia portato ad essere fanalino di coda nella crescita. Per questo servono misure anticicliche che non ci facciano deprimere ulteriormente”. 

Conte quindi se riuscirà ad ottenere il via libera sul deficit al 2,04% avrà vinto, o la sua come sostengono molti è la classica vittoria di Pirro?

Queste cifre sono legate alla spesa effettiva che dovrà sostenere il Governo e all’avanzamento del Pil. Quindi se i capisaldi delle promesse elettorali, Reddito di cittadinanza e Quota Cento saranno confermati, vedremo all’atto del consuntivo se questa operazione è stata giusta o meno. L’originario 2,4% teneva conto di una massima addizione per la Quota Cento e di una platea piuttosto alta del Reddito di cittadinanza. Non ci è possibile al momento conoscere il numero esatto di quanti aderiranno alla Quota Cento e di quanti effettivamente percepiranno il Reddito”.

Lo spread è sceso notevolmente fra ieri sera e stamattina a quota 266. Questo che significa?

“Si era creata una sorta di resistenza tecnica che si era stabilita intorno al 3,05 di interesse dei decennali. Rotto questo limite, anche grazie alle notizie giunte da Bruxelles e ad una ritrovata disponibilità di dialogo con l’Italia, prevedo una ulteriore discesa, a meno di altre turbolenze. Lo spread per ragioni tecniche sarebbe stato già quindi destinato a rientrare rispetto agli eccessi delle scorse settimane”. 

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