Manovra, Becchi: “Intesa Ue è sconfitta? M5S al Sud rischia grosso e Berlusconi gode”

Interviste

Accordo raggiunto fra Governo e Commissione europea sulla manovra, scongiurata la procedura d’infrazione contro l’Italia per deficit eccessivo. Via libera quindi al rapporto deficit-pil al 2,04% con l’impegno di Roma a mettere in campo misure strutturali per ridurre il debito. L’intesa prevederebbe anche l’abbassamento della stima del Pil all’1% nel 2019 e l’aumento dell’Iva per il 2020-2021. I tre miliardi mancanti per portare il deficit al 2,04% verrebbero da risparmi di spesa, dismissioni e rinvii di agevolazioni alle grandi aziende. Nessuna ulteriore riduzione per ciò che riguarda Quota Cento e Reddito di cittadinanza. Si era pensato in un primo tempo di far slittare entrambi i provvedimenti a giugno ma l’opposizione di Lega ed M5S ha spinto il premier Conte a scartare l’idea. Il governo si sente vincitore, mentre le opposizioni parlano di “vergognosa ritirata”. Chi ha ragione? Lo Speciale lo ha chiesto al filosofo Paolo Becchi, sovranista convinto che proprio ieri ha presentato in Campidoglio il suo ultimo libro “Italia Sovrana”.

Professore, chi ha vinto? Il Governo o l’Europa?

“Non credo il Governo possa cantare vittoria. Se non si è calato le mutande, sicuramente le braghe le ha calate alla grande”.

Che altro avrebbero dovuto fare Lega ed M5S?

Sarebbero dovuti andare in battaglia armati a dovere per preparare la vittoria. Invece si ha come l’impressione che siano andati davanti alla Commissione Ue con le frecce, mentre gli altri avevano i fucili. Alla fine l’hanno avuta vinta Moscovici e company”.

Quindi ha ragione l’opposizione?

“Questo no, perché comunque era stato il precedente esecutivo guidato da Gentiloni a firmare l’impegno per il deficit allo 0,8% nel 2019. Mentre loro hanno sempre obbedito ai diktat della Ue facendo soltanto ammuina, questo governo ha avuto il coraggio di opporsi ed è riuscito comunque ad ottenere un deficit al 2%. Quindi non ci siamo piegati supinamente come avveniva in passato, Ciò premesso, ripeto, non si può parlare di vittoria”.

Perché?

“Perché la Legge di Bilancio è il provvedimento che più di tutti identifica la sovranità nazionale. Eravamo partiti in grande, mettendo in campo una manovra espansiva che puntava alla crescita e contemplava importanti misure di carattere sociale. Alla fine l’Europa ci ha comunque obbligati a ridurre il deficit. Quindi un intervento esterno c’è stato e ci ha condizionati. Era quello che sin dall’inizio Lega ed M5S avevano escluso proprio in nome della difesa della sovranità nazionale. L’accordo allo 0,8, come detto, lo aveva firmato il Governo Gentiloni spazzato via dal voto del 4 marzo, quindi il nuovo esecutivo non aveva alcun obbligo di rispettarlo. Invece alla fine ci siamo dovuti arrendere e scendere a compromessi proprio perché ci siamo fatti vincolare da quell’impegno. Io che sono stato nel M5S so perfettamente che la loro linea è quella di trasformare sempre tutto in una vittoria, ma stavolta mi sembra davvero difficile poter dire di aver vinto”. 

E’ stata scongiurata la procedura d’infrazione?

“Benissimo, ma a quale prezzo? Sacrificando la crescita? Io penso che molto presto i sondaggi inizieranno a segnare un consistente calo del gradimento intorno all’azione di questo governo. Oggi la politica è molto fluida, l’opinione pubblica cambia idea molto in fretta e anche il consenso è destinato a spostarsi in maniera molto repentina”.

Teme un indebolimento del fronte sovranista?

Penso e spero che la Lega riesca a tenere, ma dubito che riuscirà a farlo il M5S. I suoi elettori, soprattutto al Sud, vogliono il Reddito di cittadinanza e se non lo avranno prima delle europee gli volteranno le spalle. Non dimentichiamo che nel Meridione i grillini hanno fatto incetta di voti proprio sulla promessa del Reddito e prosciugando il bacino di consensi che aveva sempre avuto in passato Forza Italia. Ma se il Reddito stenterà ad arrivare come è molto probabile, quel consenso ci metterà un minuto a tornare nel campo degli azzurri. Quando Salvini e Di Maio dicono che la manovra non è questione di numeretti commettono un grosso errore, perché sono proprio i numeretti a fare la differenza”.

Quindi prevede un ritorno in campo di Forza Italia a scapito del M5S?

“Al Sud sicuramente sì, se i 5S non saranno in grado di assicurare quanto promesso. Già hanno perso parecchio consenso con il dietrofront sul gasdotto della Tap, che diversamente da quanto promesso non sarà fermato, e con la vicenda Ilva, adesso la loro sopravvivenza elettorale è legata al Reddito di cittadinanza. Ma mi pare che, per come si sono messe le cose, sarà molto difficile e complicato assicurarlo ad una platea molto ampia. Silvio Berlusconi molte volte è stato dato per spacciato e tante volte è politicamente risorto. Certo, non abbiamo più a che fare con il Berlusconi di una volta, ma le armi della persuasione certamente non gli mancano. E di certo sa come convincere gli elettori delusi. Solo da Forza Italia potrebbe arrivare il vero pericolo. Il Pd non lo prendo nemmeno in considerazione dal momento che è ormai un morto che cammina”. 

Deluso dal governo giallo verde?

“In parte sì, ma voglio continuare a dargli fiducia. La mia vuole essere una critica costruttiva, niente affatto distruttiva. La battaglia non è finita e a me interessa vincere la guerra. Sono certo che questo governo e questa maggioranza abbiano ancora le capacità e la forza per riuscire nell’impresa”.

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