M5s per legalizzare cannabis. L’ira di Meluzzi: “Come incitare al suicidio”

Interviste

Il Movimento 5Stelle ci riprova e rilancia la battaglia per la legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo. Primo firmatario il senatore Matteo Mantero. “Scopo del ddl – spiega il parlamentare grillino – è consentire, a determinate condizioni, la coltivazione della cannabis, in forma individuale (fino a 3 piante) o associata (fino a 30 persone e dopo comunicazione alla Prefettura); prevedere la liceità della detenzione di cannabis entro determinate quantità (15 grammi in casa e 5 grammi fuori), oltre a correggere la legge sulle infiorescenze, che ora vengono vendute nei cosiddetti ‘shop di cannabis light’ per uso tecnico, prevedendone la possibilità di essere vendute per uso alimentare o erboristico e innalzando la percentuale di thc che possono contenere fino all’1%”. Ma è davvero questa la strada giusta? Assolutamente no, secondo lo psichiatra Alessandro Meluzzi intervistato da Lo Speciale.

Il M5S torna alla carica con la legalizzazione della cannabis. Ha letto le dichiarazioni del senatore Mantero? Come risponde?

Le premesse mi sembrano quelle di sempre. Ai 5Stelle che amano molto parlare di scienza e di dati obiettivi come fanno sulla Tav e altri argomenti, ricordo che scientificamente è affermato che il tasso chimico di tetraidrocannabinolo nei derivati della canapa negli ultimi vent’anni è aumentato di venti volte. Quindi anche i famosi cannoni degli anni settanta – ottanta sono diventati molto più potenti negli ultimi dieci anni. Ci troviamo di fronte sostanze psicodislettiche che producono effetti devastanti sul cervello. Negli adolescenti questi effetti incidono sullo sviluppo psichico e psico biologico, per tutti gli altri invece rappresentano potenti allucinogeni. Lei affiderebbe la guida di un camion, di un’automobile, di una motocicletta ad uno che si trova in preda a delle allucinazioni? Per non parlare degli effetti negativi di carattere emotivo, educazionale, mnemonico, scolastico. Altro che scopo ricreativo, rischiamo di creare una generazione di zombie.”.

C’è chi inserisce questa iniziativa nell’ambito della competizione interna in atto nel governo fra Lega ed M5S. Non a caso il Carroccio è da sempre contrario ad ogni forma di legalizzazione. Si tratta di una mossa puramente politica volta a dimostrare che i grillini fanno cose di sinistra?

“I 5Stelle, per distinguersi dalla Lega, devono cavalcare tematiche che abbiano odore di sinistra anche per tenere fermo parte del loro elettorato che prima votava Pd, la cosiddetta ‘area Fico’. Sicuramente molti di quelli che hanno votato il M5S lo hanno fatto per un senso di protesta generale e giustizialista, una protesta post dipietrista direi, ma c’è stata anche una parte che lo ha fatto con il desiderio di votare un qualcosa che stava più a sinistra di Renzi. Ecco quindi il tentativo di proporre battaglie diverse, alcune di forte impatto come la Tav, altre come quella della legalizzazione della cannabis ritenuta più innocua quando invece è pericolisissima. Il tutto con il chiaro scopo di strizzare l’occhio ad una sinistra politicamente corretta e radical chic da tenere agganciata. Stanno giocando col fuoco”.

Mantero torna a ribadire che la proposta di legge è volta a contrastare il narcotraffico. E’ davvero così?

E’ una tesi che non regge. Se si legalizza la cannabis i narcotrafficanti immetteranno subito sul mercato nero decine di sostanze inedite prodotte e perfezionate in laboratorio cui lo Stato non potrà andare dietro. Sostanze che saranno in grado di produrre effetti ancora maggiori, che porteranno la gente a nuove forme di dipendenza e di sballo “.

Quindi nessuna delle premesse alla base della proposta la convince?

Assolutamente no. Ripeto, si tratta di tesi sostenute da anni e sempre smentite sulla base di dati oggettivi. Qui non si tratta di essere proibizionisti o meno, è tutta una questione di civiltà. Se agli adolescenti piace bruciare il cervello fumando droga per avere delle allucinazioni e sballarsi, io Stato non posso assecondare questo comportamento. Se vedo una persona che tenta di buttarsi dal ponte o dalla tromba delle scale, l’istinto umano e naturale non mi porta ad incoraggiarlo nel compiere il gesto, ma a dissuaderlo. Una civiltà degna di questo nome deve essere capace di dotarsi sia degli strumenti della persuasione che della dissuasione. Perché non tutto può esserre lecito e permesso, altrimenti rischiamo di favorire un incitamento collettivo al suicidio o a buttare al macero la propria vita. Pensare di creare una futura generazione di zombie non mi sembra una prospettiva né progressista, né di sinistra e ancora meno giustizialista”. 

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