Martedì, fine della Brexit? Le carte di Johnson. Nasce nuovo partito

Esteri Politica

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Alla fine Boris Johnson ha gettato la maschera e ha svelato le sue vere intenzioni. Si presenterà in alternativa alla May, per guidare il partito conservatore, con una linea tosta, sociale, rigidamente populista ed euroscettica. Tutto il contrario della posizione che la leader uscente ha tentato di affermare, col suo governo, trasformando i tory in un soggetto politico liberista e moderato.

Oggetto della discordia, naturalmente la Brexit, quella soft lavorata dalla premier e che la prossima settimana subirà il definito vaglio del parlamento (la Camera bassa). Martedì sarà il giorno campale e al momento pare infatti, che la May non abbia i numeri per far passare il suo progetto, il massimo compromesso possibile con la Ue.

Chi non voterà la Brexit-soft? I conservatori duri e puri, amici di Johnson, gli ex ministri del governo adesso in dissidio con la premier, gli unionisti che consentono all’esecutivo di reggersi, e i laburisti. Strategie opposte che potrebbero incontrarsi a metà strada. I conservatori estremisti vogliono cassare la May nel nome e nel segno di una Brexit-hard, senza il consenso di Bruxelles, chiudendo le porte ad ogni dialogo. Per loro, l’impegno della May ha tenuto il Regno Unito ancora “legato mani e piedi alla Ue”.

Gli unionisti, poi, non hanno digerito la storia delle frontiere dell’Irlanda del Nord. I laburisti, infine, sognano la caduta del governo anche con Johnson, il ritorno alle urne e magari un alto referendum che rinneghi la scelta degli inglesi, tornando sudditi non della regina Elisabetta, ma della Ue.
Resta un mistero il futuro dell’Ukp, partito orfano di Farange, il quale sembra abbia in animo di fondare un “partito-Brexit”, che dovrebbe raccogliere i tory conservatori e i delusi dell’Ukip.

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