Meluzzi su Francoafrique e patto Merkel-Macron: “Già comandano a fatica a casa loro”

Interviste

Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno firmato il trattato di Aquisgrana, che rilancia l’amicizia e la collaborazione franco-tedesca. Una sorta di rivisitazione dell’intesa che nel 1963 firmarono Korad Adenauer e Charles de Gaulle. L’accordo è stato motivato dai due rispettivi leader sulla base della necessità che Francia e Germania cooperino in maniera sempre più sinergica per contrastare l’avanzata dei nazionalismi e per affrontare insieme tutte le sfide che interessano l’Europa. Ma molti hanno intravisto dietro il Trattato una sorta di riaffermazione del predominio franco-tedesco sul Continente, ancora di più oggi che la Gran Bretagna si appresta ad uscire dalla Ue. Ne abbiamo parlato con Alessandro Meluzzi, psichiatra e scrittore da sempre molto attento all’evoluzione degli scenari geopolitici internazionali.

Il patto di Aquisgrana cosa rappresenta davvero?

Lo interpreto come un accordo difensivo fra due leader in profonda crisi, espressione di due sistemi geopolitici che sono in grandissima difficoltà. Non dimentichiamo che Francia e Germania sono in recessione quanto l’Italia, e forse anche di più, e che il volano dell’economia tedesca è in drammatico rallentamento. Per non parlare della Francia dove divampa senza sosta la rivolta dei gilet gialli”.

Un disperato tentativo di sopravvivere agli eventi ostili?

“Il carisma di Macron, su cui tanto avevano sperato l’Europa dei banchieri e la finanza internazionale, è in caduta libera. Mi pare il classico tentativo di aprire un paracadute che però rischia di essere soltanto un ombrello rotto, incapace di evitare la caduta di due politici in completo declino. La Merkel è giunta al termine del suo ciclo e non le è rimasto che sperare in un futuro incarico all’Onu o nella Ue quando la sua parabola politica sarà finita del tutto. Macron era stato presentato come l’enfant prodige della politica europea e ha deluso in primo luogo gli stessi che lo hanno creato e che risiedono nell’alta finanza da dove lui stesso proviene. Se devo essere sincero la cosa non dovrebbe preoccuparci più di tanto”.

Non vede quindi un tentativo di riaffermare la supremazia franco-tedesca sull’Europa, una sorta di nuova Opa sulla Ue ora che la Gran Bretagna si appresta ad uscire con la Brexit?

Aquisgrana oggi più che all’Europa di Carlo Magno mi fa pensare alla Repubblica di Vichy. Macron mi sembra tanto un nuovo Petain in formato bonsai. Siamo passati dalla dimensione tragica di Vichy a questa visione tardiva di asse franco-tedesco in Europa che non è certamente il completamento del progetto originario di Adenaur o di De Gaulle. Abbiamo da una parte un prodotto della finanza come Macron e dall’altra una vecchia signora proveniente dalla Germania dell’Est, adottata poi politicamente da Kohl, che ha segnato un pezzo di storia del modello renano oggi profondamente in crisi”.

C’è chi ha letto anche un messaggio in codice all’Italia e a quei Paesi in Europa che stanno rialzando la testa, e che in nome del sovranismo vogliono proprio cambiare il modello di Unione fondato sul dualismo Parigi-Berlino. Condivide?

Certo, ma sono altresì convinto che governeranno molto poco. Già fanno fatica a comandare a casa loro, figuriamoci se potranno fare la voce grossa in Europa in questo momento”.

L’Italia è in questi giorni al centro di una crisi diplomatica con la Francia, in seguito alle dichiarazioni dei vari Di Maio, Salvini, Di Battista contro il colonialismo francese in Africa, contro il franco coloniale e le responsabilità di Parigi per ciò che riguarda l’emergenza immigrazione. Era proprio necessario aprire questo scontro così duro con i nostri vicini?

Assolutamente sì, è stata una presa di posizione giusta e sacrosanta. La Francia ha molte cose da chiarire. Innanzitutto la distruzione della Libia con la defenestrazione e uccisione di Gheddafi, che come ho sempre ribadito aveva come scopo quello di sostituire l’italiana Eni con la francese Total nel mercato degli idrocarburi. Poi restano a mio giudizio oscure certe acquisizioni di ampi settori di welfare italiano realizzati attraverso capitali francesi investiti nei fondi pensionisti. Non dimentichiamo inoltre la vicenda di Ustica ancora tutta da chiarire con il presunto fallito tentativo di abbattimento del Jet su chi viaggiava Gheddafi, nell’ambito di una guerra sui cieli del Mediterraneo. Francesco Cossiga più volte ha dichiarato apertamente che le responsabilità di quella tragedia dovevano essere attribuite esclusivamente ai francesi, anche se poi la verità non è mai venuta fuori”.

E a chi come il Pd sta dicendo che il governo ha messo a rischio una consolidata e storica amicizia fra Italia e Francia, come risponde?

“Che c’è da ridere, ma non c’è da stupirsi più di tanto se si pensa che proprio i governi del Pd hanno permesso consistenti cedimenti  di acque territoriali alla Francia in Sardegna e in Corsica. La storia del colonialismo francese in Africa non è stata mai scritta fino in fondo, così come c’è sicuramente da indagare sulla politica del franco coloniale. Anche secondo me questa è alla base dell’impoverimento di quei territori e dei flussi migratori che partono dai Paesi subsahariani e che noi dovremmo accogliere in nome di un falso buonismo. Peccato che mentre da noi si pratica un finto umanitarismo, poi nelle miniere di uranio del Niger e del Burkina Faso si continui a praticare un vergognoso sfruttamento che coinvolge anche i bambini. Poi non dimentichiamo la dottrina Mitterrand e tutti i brigatisti responsabili di gravi fatti di sangue in Italia, compreso l’omicidio Moro, che hanno trovato rifugio e protezione a Parigi dove hanno aperto anche delle scuole di formazione. Pagine di storia queste che devono essere ancora scritte. Altro che amicizia”.

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